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L’Isola dei Dispersi (Die Insel der Verschollenen) – Urban Gad (1921)

giugno 20, 2019 Lascia un commento

vlcsnap-2019-06-17-19h27m33s374Il progetto fantascienza, come sapete, è parte della preistoria del sito ed ha accompagnato la sua esistenza per più di un anno. Oggi andrò a recensire uno di quei film difficili da trovare, edito ma presente solo come contenuto speciale all’interno di un’edizione particolare del documentario Lost Soul: The Doomed Journey of Richard Stanley’s Island of Dr. Moreau (2014). Il costo della “special 3-disc house of pain edition” non era esattamente contenuto e così ho cercato per anni di recuperare il film per vie traverse senza riuscirci per poi mettermi l’anima in pace e sborsare i soldi prima che uscisse definitivamente dal commercio e diventasse magari una rara perla per collezionisti. Di solito ad una ricerca tanto lunga segue la delusione per un film non all’altezza delle aspettative ma le mie aspettative erano bassissime, perché il web ne parla come un film orrido, forse tra i più brutti di sempre. Inutile dirvi che invece…mi è piaciuto! Da amante di Bela Lugosi ho visto a bizzeffe di film del genere, e quando leggerete la trama capirete a cosa mi riferisco:

Il giovane Robert (Alf Blütecher) scopre casualmente sul giornale che Jane (Hanni Weisse), la prima moglie sparita misteriosamente, è in realtà viva ed è riuscita a rendere nota la sua posizione. Il ragazzo si è però nel frattempo risposato con Evelyn (Ludmilla Hell) ma è comunque scosso dalla vicenda. Cosa fare? Chiede all’amico Ted (Tronier Funder) un consiglio e questi, avendo i giornalisti alle calcagna per una balla troppo grossa, decide di andare con lui a recuperare Jane. Scoprono che la ragazza si trova su un’isola selvaggia, abitata dal Professor Mc Clelland (Erich Kaiser-Titz) e dal suo assistente asiatico Fung-Lu (Nien Tso Ling).  Il Professore compie esperimenti sugli animali rendendoli umanoidi e mostruosi e tra questi la sua creatura prediletta è una sorta di uomo scimmia (Umberto Guarracino). Per evitare che il suo segreto venga svelato (egli infatti è il celebre Professor Thomson scomparso da anni per portare a compimento i suoi piani), distrugge la nave dei protagonisti e li costringe a restare sull’isola. L’ultimo esperimento del Professore prevede di impiantare in esso un cuore umano e Jane è la donatrice prescelta. Nel finale concitato Fung-Lu, ribellandosi al suo padrone, gli consegna il cuore di una tigre invece che quello della ragazza rovinando l’esperimento. Successivamente la baracca/laboratorio prende fuoco facendo perire il Professore e tutti i suoi esperimenti. I nostri eroi verranno rintracciati e salvati da una nave inviata da Evelyn.

Il film è chiaramente un adattamento de L’isola del Dottor Moreau di H.G. Wells, in cui un Professore pazzo faceva esperimenti su uomini e animali provocando l’orrore in intere generazioni di lettori e ispirando tantissime trasposizioni cinematografiche. Questa non è la prima trasposizione, come si legge spesso in giro, ma ve ne era una precedente francese girata nel 1911 ma distribuita nel 1913 dal titolo Ile d’Epouvante. Come detto sopra Die Insel der Verschollenen non mi è affatto dispiaciuto, di certo a tratti la trama scricchiola e i comportamenti dei vari personaggi non pensati benissimo (in particolare Robert), aggiungiamo la sezione razzista in cui il personaggio nero che già faceva una sorta di maggiordomo diventa si trasforma in un selvaggio africano per stare con l’ultima sopravvissuta di una stirpe nativa. Ovviamente sarà proprio il personaggio nero a combattere contro lo scimmione (venendo per altro sconfitto). Altra etnia e altri stereotipi, il personaggio orientale è dipendente da oppio e non esita a fare di tutto per ottenerlo, anche se alla fine si redime dando al Dottor Thomson il cuore di una tigre invece di quello della ragazza. Ma questi elementi erano un po’ il cardine di questo genere, che potremmo definire b-movie horror/fantascientifico, che ebbe tanta fortuna nel sonoro ed era indirizzati ad un pubblico medio-generico che non voleva stare troppo a pensare alla trama o ai dialoghi ma concentrarsi sul puro intrattenimento e sullo stupore orrorifico dato da creature spaventose e uomini dalla folle genialità. Questo Die Insel der Verschollenen è il primo film in ordine cronologico che ha questo tipo di gusto unito a una sensibilità che si ritrova in altri film sonori prodotti dagli anni ’30 in poi, anche solo per questo lo consiglierei a chi, come me, si è avvicinato al muto partendo dal grande amore per gli Horror anni ’30 e ’40.

Christian Wahnschaffe – Urban Gad (1920-21)

ChristianIl Cinema Ritrovato 2018 ha saputo stupire anche per la “cattiveria” dei film presentati. Da una parte la Napoli ferina di Elvira Notari e dall’altro proprio il nostro  Christian Wahnschaffe, un’opera monumentale in due parti che è riuscita a stupirmi in positivo. Le premesse c’erano tutte, basterebbe citare la regia di Urban Gad e il nome di Conrad Veidt nel ruolo di protagonista, ma non era facile rispettarle visto che la trama era tutt’altro che semplice. Le vicende, tratte liberamente dal romanzo omonimo di Jakob Wassermann, sviscerano i vizi che corrodono l’animo umano in maniera molto forte e mai scontata. Sfortunatamente il primo atto del primo episodio è andata perduta, ma questo non inficia la comprensione della storia.

Parte 1: Christian Wahnschaffe (Conrad Veidt), ricco rampollo di un industriale, si innamora della ballerina Eva Sorel (Lillebil Christensen). Questa è stata cresciuta da un ballerino diventato paraplegico che l’ha costretta ad allenamenti massacranti per farla diventare la stella che lui non è mai potuto essere. Sua unica consolazione è Iwan Becker (Fritz Kortner), capo dei rivoluzionari nichilisti che preparano la rivoluzione in Russia. Christian, nonostante sia abituato alla vita agiata, si rivela sensibile alle problematiche dei poveri ed entra nella cospirazione dei nichilisti. Iwan conserva dei piani segreti per la rivoluzione che consegna a Eva. Lei diventa però affamata di successo e per poter avere ancora più potere cede alle lusinghe del Gran Duca. I piani vengono rubati, i rivoluzionari arrestati o uccisi, Eva Sorel viene linciata dai pochi superstiti additata come capro espiatorio per il fallito colpo di stato.

 

Parte 2: Christian è tornato a casa ma la vita di alta società lo annoia. Si fa portare dall’amico Amadeus (Ernst Pröckl) in un bar dei bassifondi. Qui soccorre la giovane Dirne Karen (Esther Hagan) picchiata dal fratello pappone Niels (Werner Krauß). A casa loro incontra Ruth (Rose Müller), che ha dedicato la sua vita all’aiuto dei bisognosi. Christian pensa che il suo denaro possa aiutare i poveri, ma si accorge presto di come questo non faccia altro che corrompere chi gli sta intorno. Decide quindi di bruciare tutto i suoi soldi e vivere da povero per aiutare i poveri. Ma il male si annida nei bassifondi: Christian esaudisce l’ultimo desiderio della morente Dirne e le porta le perle di casa Wahnschaffe. Le dona poi a Ruth che cede alla bellezza del gioiello e lo conserva gelosamente. Niels, con uno stratagemma, le ruba le perle e la violenta a morte per poi dare la colpa al pazzo del quartiere. Christian, distrutto dal dolore, sospetta cosa sia accaduto realmente e inizia a perseguitare Neils costringendolo infine alla confessione. Ma la folla, aizzata dalla madre di lui, addita Christian come capro espiatorio che, nella straziante scena finale, viene spogliato di tutti i suoi avere e privato della vita.

Se nella prima parte, seppur il finale non sia positivo, si percepisce una speranza per i più poveri e si crede che il denaro possa aiutare effettivamente chi ha bisogno, il secondo episodio è una discesa senza fine nella miseria che non ha via d’uscita alcuna. Nella prima parte, infatti, tutto crolla per via dell’ambizione di un singolo, mentre nella seconda sono tutti i personaggi che vengono mano a mano divorati dal male. Come ho scritto su cinefilia ritrovata “la sensazione che si ha terminato il film è di sostanziale sfiducia nell’essere umano, essere corruttibile e insalvabile; si raggiunge la consapevolezza di quanto il bene possa essere sopraffatto dal male, di come le azioni fatte anche con l’intento più puro possano portare ad esiti nefasti. Lontano dagli happy ending americani, Christian Wahnschaffe fa riflettere col suo pessimismo cosmico e non lascia di certo indifferenti”. Christian è mosso dai più nobili sentimenti, ma da ricco non capisce quanto sia più importante il fare al distribuire denaro. Questo viene infatti subito sperperato per coltivare i propri vizi e non per migliorare la propria condizione e, cosa ancora peggiore, aumenta la brama di averne di più. Il finale è decisamente esemplificativo: Christian, addossato al muro con le braccia allargate come crocifisso, aspetta la sua punizione da parte della folla che prende letteralmente tutto quello che possiede, fino a strappargli i vestiti e probabilmente la vita. Cristo si è sacrificato, secondo la tradizione, per togliere i peccati del mondo, Christian li ha involontariamente seminati e paga con la stessa pena.

le immagini del film sono tratte dal sito http://www.murnau-stiftung.de

Engelein – Urban Gad (1913)

luglio 5, 2013 1 commento

Engelein è una sorta di parodia, divertente e sbarazzina, di una storia d’amore ma anche della vita delle adolescenti impertinenti e ingestibili. Così Asta Nielsen si ritrova ad interpretare una diciottenne impertinente che, nata cinque anni prima del matrimonio dei suoi genitori. Per salvare le apparenze con il ricco zio (Max Landa), però, i genitori fingono che lei sia nata dopo il matrimonio e sia solo una neonata. Quando anni dopo lo zio, ormai vedovo, torna in Germania,  Engelein viene così costretta a fingersi una dodicenne per salvare le apparenze. Ne segue una serie interminabile di gag mai troppo banali e molto divertenti. Il finale, quasi a sorpresa, libera da tutti gli equivoci e mostra una Engelein finalmente donna ed in grado, finalmente, di dichiarare allo zio il proprio amore.

Asta Nielsen si diverte e fa divertire nella parte della esuberante Engelein, e con la sua mimica facciale e gestuale regala tanti sorrisi, se non vere e proprie risate. Divertentissima la scena del tentato suicidio della ragazza, che desiste per via dell’acqua gelida e torna a casa (quando tutti invece la cercando sul fondo del fiume) e fuma felice una sigaretta. Oppure divertenti le sue fughe d’amore con un ometto opportunista che non esita a tentare di piazzare la sorella allo Zio di Engelein(“il vecchio idiota”) allo scopo di ereditarne il patrimonio. Ancora una volta il Cinema Ritrovato mi ha aiutato a vedere un capitolo interessante del cinema mondiale difficilmente reperibile.