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Posts Tagged ‘Alf Blütecher’

L’Isola dei Dispersi (Die Insel der Verschollenen) – Urban Gad (1921)

vlcsnap-2019-06-17-19h27m33s374Il progetto fantascienza, come sapete, è parte della preistoria del sito ed ha accompagnato la sua esistenza per più di un anno. Oggi andrò a recensire uno di quei film difficili da trovare, edito ma presente solo come contenuto speciale all’interno di un’edizione particolare del documentario Lost Soul: The Doomed Journey of Richard Stanley’s Island of Dr. Moreau (2014). Il costo della “special 3-disc house of pain edition” non era esattamente contenuto e così ho cercato per anni di recuperare il film per vie traverse senza riuscirci per poi mettermi l’anima in pace e sborsare i soldi prima che uscisse definitivamente dal commercio e diventasse magari una rara perla per collezionisti. Di solito ad una ricerca tanto lunga segue la delusione per un film non all’altezza delle aspettative ma le mie aspettative erano bassissime, perché il web ne parla come un film orrido, forse tra i più brutti di sempre. Inutile dirvi che invece…mi è piaciuto! Da amante di Bela Lugosi ho visto a bizzeffe di film del genere, e quando leggerete la trama capirete a cosa mi riferisco:

Il giovane Robert (Alf Blütecher) scopre casualmente sul giornale che Jane (Hanni Weisse), la prima moglie sparita misteriosamente, è in realtà viva ed è riuscita a rendere nota la sua posizione. Il ragazzo si è però nel frattempo risposato con Evelyn (Ludmilla Hell) ma è comunque scosso dalla vicenda. Cosa fare? Chiede all’amico Ted (Tronier Funder) un consiglio e questi, avendo i giornalisti alle calcagna per una balla troppo grossa, decide di andare con lui a recuperare Jane. Scoprono che la ragazza si trova su un’isola selvaggia, abitata dal Professor Mc Clelland (Erich Kaiser-Titz) e dal suo assistente asiatico Fung-Lu (Nien Tso Ling).  Il Professore compie esperimenti sugli animali rendendoli umanoidi e mostruosi e tra questi la sua creatura prediletta è una sorta di uomo scimmia (Umberto Guarracino). Per evitare che il suo segreto venga svelato (egli infatti è il celebre Professor Thomson scomparso da anni per portare a compimento i suoi piani), distrugge la nave dei protagonisti e li costringe a restare sull’isola. L’ultimo esperimento del Professore prevede di impiantare in esso un cuore umano e Jane è la donatrice prescelta. Nel finale concitato Fung-Lu, ribellandosi al suo padrone, gli consegna il cuore di una tigre invece che quello della ragazza rovinando l’esperimento. Successivamente la baracca/laboratorio prende fuoco facendo perire il Professore e tutti i suoi esperimenti. I nostri eroi verranno rintracciati e salvati da una nave inviata da Evelyn.

Il film è chiaramente un adattamento de L’isola del Dottor Moreau di H.G. Wells, in cui un Professore pazzo faceva esperimenti su uomini e animali provocando l’orrore in intere generazioni di lettori e ispirando tantissime trasposizioni cinematografiche. Questa non è la prima trasposizione, come si legge spesso in giro, ma ve ne era una precedente francese girata nel 1911 ma distribuita nel 1913 dal titolo Ile d’Epouvante. Come detto sopra Die Insel der Verschollenen non mi è affatto dispiaciuto, di certo a tratti la trama scricchiola e i comportamenti dei vari personaggi non pensati benissimo (in particolare Robert), aggiungiamo la sezione razzista in cui il personaggio nero che già faceva una sorta di maggiordomo diventa si trasforma in un selvaggio africano per stare con l’ultima sopravvissuta di una stirpe nativa. Ovviamente sarà proprio il personaggio nero a combattere contro lo scimmione (venendo per altro sconfitto). Altra etnia e altri stereotipi, il personaggio orientale è dipendente da oppio e non esita a fare di tutto per ottenerlo, anche se alla fine si redime dando al Dottor Thomson il cuore di una tigre invece di quello della ragazza. Ma questi elementi erano un po’ il cardine di questo genere, che potremmo definire b-movie horror/fantascientifico, che ebbe tanta fortuna nel sonoro ed era indirizzati ad un pubblico medio-generico che non voleva stare troppo a pensare alla trama o ai dialoghi ma concentrarsi sul puro intrattenimento e sullo stupore orrorifico dato da creature spaventose e uomini dalla folle genialità. Questo Die Insel der Verschollenen è il primo film in ordine cronologico che ha questo tipo di gusto unito a una sensibilità che si ritrova in altri film sonori prodotti dagli anni ’30 in poi, anche solo per questo lo consiglierei a chi, come me, si è avvicinato al muto partendo dal grande amore per gli Horror anni ’30 e ’40.

Giù le armi! (Ned med vaabnene!) – Holger-Madsen (1914)

Giù le armi! è un film antimilitarista tratto dal romanzo del Premio Nobel Bertha von Suttner, che sarebbe morta nel Giugno del 1914, quindi prima dello scoppio della Prima Guerra Mondiale. La sceneggiatura venne scritta da Carl Theodor Dreyer, mentre la regia venne affidata a Holger-Madsen, attivissimo nell’epoca muta: tra il 1912 e il 1928 diresse quasi cento film. La protagonista di questo racconto è Martha (Augusta Blad), figlia del Conte Von Althaus (Philip Bech) e sorella di Rosa (Johanne Fritz-Petersen). Martha sposa l’Ufficiale Arno von Dotzky (Alf Blütecher) da cui ha un figlio. Quando scoppia la guerra, Arno muore e Martha si chiude nel dolore. Passano gli anni e Martha si riaffaccia alla vita mondana. Conosce il Capitano von Tilling (Olaf Fønss), uomo buono e generoso che sposa dopo un lungo corteggiamento. La guerra, però, torna a bussare alla loro porta e il Capitano deve andare in guerra. Colpito nel corso di una battaglia, von Tilling perde conoscenza e per giorni è irrintracciabile. Preoccupata, Martha parte con il Dottor Bresser (Frederik Jabobsen) alla ricerca del marito tra i tanti feriti di guerra. La ricerche sono vane, ma tornata a casa ecco la sorpresa: von Tilling non è in pericolo di vita, ma è tornato a casa con le sue gambe anche se con una fasciatura al capo. Ma oltre ai feriti, la guerra ha portato anche le malattie. Il colera si diffonde sulla città e Rosa si ammalla e dopo una lunga agonia, muore. Distrutto dal dolore per la morte della figlia, il Conte von Althaus ha un infarto e muore a sua volta. Fervente militarista, l’anziano comprende all’ultimo l’atrocità della guerra e invoca l’abbassamento definitivo delle armi e la fine di ogni guerra.

Berha von Suttner entrò in contatto con la guerra e con i suoi orrori, in particolare quando la Russia zarista, dove risiedeva assieme al marito, entrò in guerra con l’Impero Austrungarico. Fu costretta a fuggire nella bassa Austria dove cominciò a scrivere assiduamente. La sua opera più celebre fu proprio Ned med vaabnene!, pubblicato probabilmente per la prima volta con il nome tedesco: Die Waffen nieder!. La sua attività pacifista le valsero il Premio Nobel per la Pace nel 1905. Curioso vedere come in una prima fase della sua vita la von Suttner fosse stata assistente di Alfred Nobel, scienziato che nel suo testamento istituì il prestigioso premio. Dal libro, il sentimento antimilitarista si trasmette perfettamente al film, grazie ovviamente a Dreyer ma specialmetne a Holger-Madsen. Ho avuto modo di analizzare per E Muto Fu un altro film di questo regista, Himmelskibet (1918) e per certi versi ci sono degli elementi simili. Holger-Madsen sembra apprezzare particolarmente le scene che prevedono la presenza in scena di un numero molto ampio di comparse, creando delle composizioni davvero splendide. Alle scene quasi claustrofobiche girate in luoghi chiusi, si sovrappongono le distese sconfinate. Abbiamo i lunghi combattimenti tra i due eserciti, ma le scene più forti e che rimangono impresse sono quelle che riguardano i feriti, ammassati dentro ad alcune strutture, sui treni o alla bella e meglio all’aperto (vedi foto tratta dal sito della Cineteca di Bologna). Ci si può fare un’idea di come dovevano essere le Guerre in passato, in particolare, nel 1914, come dovevano essere stracolmi gli ospedali più o meno improvvisati dopo le cruente e insensate battaglie di trincea.

The End of the World (Undergang) – August Blom (1916)

Un anno prima di Himmelskibet, con il suo viaggio verso il pacifico Marte, la Danimarca proponeva un altro grande film di fantascienza: Verdens Undergang (che dovrebbe significare “la fine” o “la distruzione del mondo”). Forse per la prima volta, si proponeva agli spetattori uno scenario apocalittico che poteva mettere fine alla vita sulla Terra. Questa distruzione veniva dal cielo, imprevista e impossibile da impedire.

West (Carl Lauritzen), caposquadra della miniera locale, ha due figlie: Edith (Johanne Fritz-Petersen) e Dina (Ebba Thomsen). Mentre la prima è castamente innamorata del Marinaio Reymers (Alf Blutecher), la lussuriosa Dina sceglie di lasciare la casa paterna fuggendo con Frank Stoll (Olaf Fønss), finanziere senza scrupoli pronto a sfruttare per i suoi guadagni ogni notizia. Così quando si diffonde la notizia che una cometa colpirà la terra, Stoll sfrutta informazioni confidenziali per acquistare a poco le azioni del carbone e rivenderle al triplo qualche giorno più tardi, quando, cioè, le voci apocalittiche vengono messe a tacere per non diffondere il panico tra la popolazione. Ma i suoi peccati e la sua presunzione verranno pagati a caro prezzo: quando la cometa cade seminando la distruzione nella popolazione locale verrà premiata solo la purezza d’animo…

Malgrado la trama potenzialmente interessante, il film non mi ha colpito più di tanto ed ha forse pagato una certa lentezza. Molto bella però la parte relativa all’impatto della cometa con la Terra e la successiva devastazione tra incendi, gas velenosi ed esondazione. L’idea di questo film nacque probabilmente sia dalla grande attenzione che vi era stata per il passaggio della Cometa di Halley (era il passaggio del 1910 mentre l’ultimo risale al 1986) ma specialmente per via della Prima Guerra Mondiale ancora in corso e che stava stravolgendo l’Europa.

Verdens undergang è disponibile in una bella edizione DVD anglofona contenente anche Himmelskibet (A Trip to Mars). Lo splendido restauro operato dal Danish Film Istitute nel 2006 contribuisce per altro a rendere questi due film ancora più belli e non posso che consigliarne la visione.

Curiosità: una storia a metà tra quella di Verdens Undergang e quella di Voyage dans la Lune di Méliès viene narrata nel volume L’Étoile mystérieuse (La stella misteriosa) delle avventure di Tintin, in cui una cometa cade sulla Terra dando vita ad un’isola particolare del tutto instabile dove funghi fantastici crescono a dismisura fino ad esplodere. Se un riferimento a Méliès e agli altri corti del genere è innegabile sarebbe interessante sapere se Hergé si sia ispirato anche al nostro film danese.

L’Astronave (Himmelskibet) – Holger-Madsen (1918)

Prima di Aelita, nel 1918, il cinema danese aveva messo in scena un altro splendido viaggio verso il pianeta rosso con Himmelskibet, letteralmente “la nave del cielo”. Questo film è per altro il punto di partenza per un genere di fantascienza, l’epopea spaziale, che darà vita poi alle pietre miliari di Gene Roddenberry (Star Trek ma anche Andromeda) ma anche ad opere non americane come il tedesco Le fantastiche avventure dell’astronave Orion. Per chi ha seguito Star Trek, ed in particolare la serie classica, è impossibile non notare alcune analogie tra Himmelskibet e alcune puntate della serie televisiva americana. L’idea di pianeti pacifici, quasi angelici, (più o meno apparantemente) è decisamente ricorrente all’interno degli episodi di Star Trek. La storia di Himmelskibet prende spunto dall’opera omonima di Sophus Michaëlis, scrittore danese, adattata per l’occasione da un personaggio come Ole Olsen, storico fondatore della Nordisk Film.

Avanti Planetaros (Gunnar Tolnæs), eroe danese, decide di seguire il sogno del padre, il Professor Planetaros (Nicolai Neiiendam), ed andare su Marte. La sorella di Avanti, Corona (Zanny Petersen), assieme a suo marito il Dottor Krafft (Alf Blütecher) si mettono quindi al lavoro per la costruzione della nave spaziale nonostante lo scetticismo del perfido Professor Dubius (Frederik Jacobsen). Partito a bordo dell’astronave, Avanti si ritrova ad affrontare un lungo viaggio di sei mesi, durante il quale parte del suo equipaggio, con a capo l’americano David Dane (Svend Kornbeck), cerca di ammutinarsi. Solo l’arrivo a destinazione evita che accada qualcosa al Comandandate. Avanti e i suoi scoprono che Marte è abitata e vive nella pace più assoluta guidata con amore e responsabilità da un uomo saggio e generoso (Philip Bech). Avanti si innamorerà della figlia del capo del pianeta, Marya (Lilly Jacobson) che riuscirà a portare con sè sulla Terra in cambio della promessa di diffondere il verbo marziano di pace e amore…

Himmelskibet mi ha decisamente colpito per la sua freschezza e capacità di mantenere inalterato il messaggio originario. Come sottolineato in precedenza, infatti, molti degli elementi caratterizzanti di questo film si ritrovano poi in produzioni più o meno recenti del filone fantascientifico. Non mancano elementi interessanti, come la contrapposizione tra i forti e fieri danesi e gli Americani, l’unico dei quali è qui presentato come un alcolizzato poco rispettoso degli ordini del proprio comandante. Non essendo un esperto di diplomazia o storia danese non sono riuscito a cogliere bene un eventuale riferimento storico. Di certo nel 1918 si stava andando verso la fine del primo conflitto mondiale e l’idea di una pace universale non poteva che essere attualissimo. Del resto la fantascienza ha più volte dimostrato di essere una vera e propria proiezione delle situazioni storico-culturali, una sorta di metafora del presente, specialmente nei momenti di crisi più profonda. Da scarso conoscitore del cinema danese non posso che apprezzare la qualità della recitazione e delle inquadrature proposte in questo film. Di certo torneremo in Danimarca se non per Dreyer per il fantascientifico Verdens undergang (1916).

Himmelskibet è disponibile in una bella edizione DVD anglofona contenente, oltre a Himmelskibet (A Trip to Mars), anche Verdens undergang (The End of the World) che ho citato prima. Lo splendido restauro operato dal Danish Film Istitute nel 2006 contribuisce per altro a rendere questi due film ancora più belli e non posso che consigliarne la visione. Vi lascio con il trailer di Himmelskibet. Buona visione!

Curiosità: Phil Hardy, noto critico musicale e cinematografico britannico, ha messo in evidenza come dopo Himmelskibet, il cinema danese non avrebbe più prodotto film di fantascienza fino al lontano 1962 con Reptilicus.