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Posts Tagged ‘William Beaudine’

Il muto in Irlanda all’Irish Film Festa 2011

Apro per la prima volta una sezione dedicata agli eventi per segnalare una splendida iniziativa presente all’Irish Film Festa di Roma.
Il giorno 1 Dicembre, infatti, aprirà le danze “Blazing The Trail“, uno splendido documentario dedicato all’avventura oltreoceano della Kalem Company di New York. La compagnia, fondata nel 1907, si contraddistinse subito per la produzione di film molto impegnativi come Ben Hur (1907) e Dr. Jekyll and Mr. Hyde (1908, regia di Sidney Olcott). Tra il 1910 e il 1915 la compagnia si interessò ai paesaggi irlandesi e decise di investire  su di essi realizzando una trentina di film ambientati in quelle verdi terre. Per questo la casa di produzione venne scherzosamente ribattezzata O’Kalem. Tra i vari film spicca forse A Lad from Old Ireland (1910), storia di un giovane irlandese costretto a partire per l’America in cerca di fortuna. La casa di produzione non limitò all’irlanda le sue sortite, ma arrivò a girare in Palestina un film sulla vita di Gesù: Dalla mangiatoia alla croce o Gesù di Nazareth (1912).
La Kalem cessò di esistere nel 1915 quando venne acquisita dalla Vitagraph dopo aver prodotto film di grande livello affidati a registi del calibro di William Beaudine e Allan Dwan. La O’Kalem non solo fu la prima compagnia americana a girare film in Europa, ma fu anche la prima a realizzare film irlandesi con sceneggiature originali. Blazing The Trail ripercorre, attraverso spezzoni dei vari film, l’avventura irlandese della Kalem Company.

BLAZING THE TRAIL (Peter Flynn, 2011)
Gli “O’Kalem” è il soprannome di un piccolo gruppo di pionieri del cinema della Kalem Company di New York, guidati dall’attore e regista Sidney Olcott e dall’attrice e sceneggiatrice Gene Gauntier, che fra il 1910 e il 1915 hanno realizzato quasi trenta film su soggetti irlandesi. La maggior parte di questi film (quasi sempre brevi) sono stati girati nei dintorni di Killarney, nel Kerry, sfruttando i celebri panorami e coinvolgendo come comparse gli abitanti del luogo. Realizzati nell’arco di quattro estati successive, i film degli O’Kalem sono stati non solo le prime pellicole di finzione girate in Irlanda, ma anche i primi film americani girati in Europa.

Casa del cinema – Largo Marcello Mastroianni, 1 (Villa Borghese) – 1 Dicembre – Ore 16:30 – Ingresso gratuito
Scheda del filmProgramma manisfestazione

Il castello degli spettri (The cat and the canary) – Paul Leni (1927)

Era il 1927 e Paul Leni, come spesso accadeva all’epoca, aveva deciso di trasferirsi negli Stati Uniti per continuare la sua carriera che, ricordiamo, terminerà prematuramente appena due anni dopo per una leucemia. La pellicola di cui parlerò oggi è la prima del regista tedesco nel nuovo continente e risulta molto particolare: prendendo le mosse dalla piece teatrale scritta da John Willard nel 1922, il regista ci mette presenta un horror a tinte fosche stemperato da alcune spruzzate di comicità.

Ci troviamo in un castello che più tetro non si può, dove abita la sola inquietante domestica, Mammy Pleasant (Martha Mattox). Il maniero era appartenuto al defunto milionario Cyrus West, il quale aveva disposto che il testamento fosse letto solo dopo venti anni. Scaduto il tempo, il notaio Roger Crosby (ennesima interpretazione di Tully Marshall) si reca nella struttura e scopre, con suo grande stupore, che sono comparse nuove volontà del defunto. Con la complicità della domestica, viene il sospetto sia stato il fantasma del defunto a far comparire le nuove buste. Nel mentre arrivano i pretendenti all’eredità: Harry Blythe (Arthur Carewe), Charles “Charlie” Wilder (Forrest Stanley), Paul Jones (Creighton Hale), la sorella Susan Sillsby (Flora Finch) con la figlia Cecily Young (Gertrude Astor), e la pronipote Annabelle West (Laura La Plante). Gli eredi attendono con impazienza la lettura delle volontà di Cyrus West, “come dei gatti eccitati alla vista di un canarino in gabbia“. Giunta la mezzanotte vengono lette le volontà e l’unica ereditiera risulta essere Annabelle. Il defunto ha però lasciato una condizione, essa potrà ereditare a patto di non essere dichiarata pazza da un dottore specialista che l’avrebbe visitata quella notte stessa al castello. Nel caso la visita avesse avuto esito negativo, Cyrus aveva previsto altre disposizioni (contenute nelle buste apparse magicamente quel giorno stesso). Da quel momento in poi iniziano ad accadere cose strane e nessuno sembra essere al sicuro all’interno del castello tra sparizioni misteriose e un pazzo che si crede un gatto e come tale andrà a caccia dei suoi canarini…

Film che ebbe uno straordinario successo all’epoca ma che forse risulta un tantino invecchiato. Il regista riesce a rendere alla perfezione un ambiente tetro e misterioso che fa da cornice a tutta la vicenda. L’uso di inquadrature molto statiche (staticità rotta in alcuni momenti di maggiore tensione), contribuisce, secondo me, ad innalzare ulteriormente questo clima oscuro. Riguardo allo svolgimento della vicenda, Leni sembra però stentare nello sviluppo dell’intreccio narrativo e fatica a tenere alto il ritmo. Nonostante questo, i numerosi colpi di scena e il sapiente gioco tra momenti ad alta tensione seguiti da siparietti comici (retti in particolare da Charlie Wilder/Forrest Stanley) contribuiscono a rendere questo film un punto fermo del genere (tra trappole, mostri e passaggi segreti). La pellicola, infatti, ha influenzato ed ispirato molto scrittori e registi: tanto per fare un esempio, alcune situazioni mi hanno ricordato Trappola per topi di Agatha Christie (1952) oppure il film Ghosts on the Loose (1943) di Beaudine (di cui parlerò in seguito almeno per Sparrows) e, perché no, anche un cartone come Scooby doo (1969). Ricordo, inoltre, che sono stati fatti numerosi remake di questa pellicola di cui l’ultima risale agli anni 70/80. Interessante, a livello narattivo, il gioco che si sviluppa con il titolo (the cat and the canary),  purtroppo maltrattato in quasi tutte le traduzioni (tranne, stranamente, in Brasile). In più di una situazione, infatti, le didascalie o i personaggi ci presentano determinate situazioni utilizzando questa espressione, di forte impatto, che mette in evidenza come i personaggi siano quasi in balia degli eventi, o forse come, più giustamente, gli eredi siano oggetto di un gioco spietato su cui non hanno alcun potere. Nonostante i presunti fantasmi, la vicenda avrà una risoluzione tutt’altro che paranormale, altra particolarità che accomunerà i film di questo tipo. Insomma ci troviamo di fronte a un Paul Leni particolare che, ancora una volta, ci stupisce e destabilizza.