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Posts Tagged ‘Filmoteca Española’

Liquid Electricity – Stuart Blackton (1907)

Grazie all’utente Oskis War sono venuto a conoscenza del fatto che nella serie britannica Hollywood (1980), dedicata al cinema muto americano, in un episodio si trova un frammento dell’introvabile Liquid Electricity (1907) di Stuart Blackton, inventore della Vitagraph nonché grande pioniere del passo a uno e dell’animazione. Nell’episodio numero 11 (su 13) dal titolo Trick of the Light, spunta improvvisamente un estratto dal corto. Il film doveva durare intorno agli otto minuti ed era incentrato su uno scienziato che trovava il mondo di ricavare energia elettrica da un fluido misterioso. Ogni essere a contatto con esso iniziava immediatamente a muoversi a folle velocità anche se l’effetto terminava in poco tempo. Dopo aver provato su di sé il liquido, lo scienziato si diverte a testare la reazione su altre persone come si vede bene dall’estratto presente nel documentario. Il film era anche noto come The Inventor’s Galvanic Fluid, rinominato così proprio per via della capacità del fluido di galvanizzare chi ne veniva a contatto. Il successo del corto spinse Stuart Blackton a presentare un anno dopo The Galvanic Fluid sullo stesso argomento. Questo secondo film, sfortunatamente, non mi risulta sia reperibile in alcun modo. Purtroppo insieme alla splendida notizia del “ritrovamento” del frammento, Oskar mi ha dato anche la triste notizia che Madrid en el año 2000 di Manuel Noriega (1925) è ormai considerato dalla Filmoteca Española come del tutto perduto.

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Un Cane Andaluso (Un Chien Andalou) – Luis Buñuel (1929)

Dopo una breve carriera da attore e da sceneggiatore (in “La chute de la maison Usher” del 1928 di  Jean Epstein), Luis Buñuel è finalmente pronto a mettersi dietro la videocamera, forte della collaborazione del suo amico Salvador Dalì, conosciuto all’epoca del suo soggiorno universitario a Madrid. Il due prendono spunto dai movimenti delll’avanguardia surrealista dell’epoca, distanziandosene però dal punto di vista dei contenuti. Buñuel e Dalì, infatti, si distanziano da correnti come quella dadaista, che avevano liberato l’arte da qualsiasi significato, decontestualizzandola, e tentano di presentare, con il loro cortometraggio, un vero e proprio contenuto presentato, però, attraverso una serie di immagini inconsuete e surreali. Bisogna sottolineare come i due artisti seguano fedelmente i principi del manifesto surrealista di André Breton, dando vita ad un racconto in cui sogno e realtà (e potremmo dire anche conscio, inconscio e subconscio) risultano complementari. È difficile riuscire a tratteggiare una trama di questo corto, e ancora più difficile riuscire ad estrapolarne il vero significato.

Il corto si apre con Buñuel che, con un rasoio, taglia a metà l’occhio di una donna (Simone Mareuil). Con questa scena, che risulta scioccante anche adesso, i due artisti spagnoli sembrano voler mostrare al pubblico il ruolo della propria arte surrealista, capace di tagliare di netto tutte le certezze per mostare il mondo sotto nuovi punti di vista. Attraverso una cronologia surreale, scandita dagli intertitoli, un uomo (Pierre Batcheff) e una donna (sempre Simone Mareuil) mettono in scena le proprie pulsioni erotiche, a volte anche violente. Questo tipo di tematica, che certamente al giorno d’oggi potrebbe non stupire più di tanto, deve essere però contestualizzata all’interno della Francia e, in generale, del mondo Occidentale della fine degli anni Venti per essere compresa a pieno. L’argomento sessuale così esplicito destò, ovviamente, molto scandalo all’epoca della prima proiezione.

Punto cardine del cortometraggio è ovviamente la fotografia, che lascia trasparire dei piccoli quadri surreali. Tra questi il più celebre è forse quello della mano da cui fuoriescono decine di formiche (l’immagine pare venga da un sogno dello stesso Dalì). Un capitolo a parte meriterebbe forse l’aspetto musicale del film. Questo corto, infatti, era principalmente noto con la colonna sonora del 1959 (o 1960 secondo altre fonti), la cosiddetta “versione Tango” con Tristano e Isotta di Wagner, rivista poi nel ’61 sempre dallo stesso Buñuel che la giudicò definitiva e conforme a quella originale del 1929. Nel 1983 Mauricio Kagel, compositore argentino, compose appositamente per Un Chien Andalou una terza versione della colonna sonora. Nel 2003, infine, in occasione dello splendido restauro operato dalla Filmoteca Española sulla base del negativo originale e da copie in nitrato provenienti dalla Cinématèque Française, dalla Cinémathèque Royale de Belgique, dal Museum of Modern Art di New York e dalla stessa Filmoteca Española, venne proposta una quarta edizione audio, con i primi due minuti del film completamente muti, seguendo le indicazioni scritte sulla sceneggiatura originale del corto, probabilmente l’idea originaria di Dalì e Buñuel che però non venne poi seguita al momento del montaggio finale.

Proprio quest’ultima edizione restaurata, in edizione 2 DVD, è quella da me visionata. La qualità audio e video è molto ben curata così come gli extra succulenti. Questa edizione presenta anche sottotitoli in spagnolo, francese ed inglese. Vi lascio con l’estratto relativo alla prima parte del corto, quella del taglio dell’occhio per intenderci, che sconsiglio di vedere a chi particolarmente sensibile. Per questa scena venne utilizzato un occhio di un vitello morto. L’estratto non è tratto dalla versione da me visionata.

Approfondimenti: riuscire a trovare il vero significato di questo film è difficile, per non dire impossibile. In molti ci hanno provato. Tra le tante segnalo l’analisi proposta su cineblog per la rubrica Cine/vision.