Varieté – Ewald André Dupont (1925)

Varieté-afficheRicordo ancora benissimo quando al Cinema Ritrovato 2015 presentarono in anteprima il restauro di questo film che sarebbe poi stato utilizzato per l’edizione Eureka! Masters of Cinema. All’epoca recensii il film solo per Cinefilia Ritrovata, rimandando a un momento più rilassato l’articolo per questa piattaforma. Scusatemi, qualcuno saprebbe dirmi che anno sia? Ebbene sì, sono passati solo cinque anni per trovare quel momento rilassato per parlare di Varieté, ma il motivo è da ricercare della ricchezza visiva del film che è piuttosto difficile da raccontare e che il vecchio me, povero nella condivisione di screenshots, non avrebbe potuto delineare in maniera corretta. L’occasione per riportare alla mente questo film è venuta attraverso le solite discussioni su kast assieme a Danilo Magno che ci ha portato a vedere in contemporanea l’edizione di cui parlavo sopra, che contiene per altro un accompagnamento musicale piuttosto strano e che avrà un suo spazio apposito in fondo all’articolo. Terminato questo cappello introduttivo partiamo con la trama:

In carcere un uomo viene convocato per una possibile grazia ma deve prima raccontare la su storia. Questi comincia e racconta cosa è accaduto: “Boss” (Emil Jannings) è un ex trapezista di successo che dopo un incidente si è ritirato con la moglie (Maly Delschaft) e gestisce un fatiscente spettacolo itinerante dove ragazze non certo avvenenti si esibiscono in balletti indecenti. Un giorno entra nella sua vita la giovane  Berta-Marie (Lya de Putti) Continua a leggere

L’ultima risata (der letzte Mann) – Friedrich Wilhelm Murnau (1924)

Murnau, grazie al successo di precedenti pellicole come il famosissimo Nosferatu, era riuscito ad ottenere un contratto con l’UFA (Universum Film AG), società di produzione tedesca nata dalla fusione di alcuni enti privati con la compartecipazione di quello governativo. Nel 1924 il regista tedesco si apprestava quindi a girare il primo film per questa casa di produzione: L’ultima risata (letteralmente l’ultimo uomo). Prendendo le mosse dal Cappotto di Gogol, il grande Carl Mayer tirò fuori una sceneggiatura discreta da cui Murnau seppe trarre un vero e proprio capolavoro. Senza l’ausilio di didascalie, lasciando alle lettere scritte pochi fotogrammi, veniamo immersi nella vicenda e guidati dalla sola macchina da presa. Andando oltre l’espressionismo che Continua a leggere