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Posts Tagged ‘Universum Film AG’

In the World of the Stars (Wunder der Schöpfung) – Hanns Walter Kornblum (1925)

maggio 18, 2013 1 commento

Con “La Meraviglia della Creazione” (così potremmo tradurre il titolo tedesco), la UFA (Universum Film AG) propone uno splendido documentario (in pieno periodo di interesse per i “Kulturfilm“) dedicato alle meraviglie dell’astronomia. Attraverso delle splendide animazioni e l’alternarsi di tante piccole scenette, viene raccontata la storia dell’universo e della sua scoperta da parte dell’uomo da Tolomeo fino ad Einstein. Dopo aver analizzato le comete, le costellazioni e concetti come quello della gravità, comincia la parte più propriamente fantascientifica e veniamo guidati da una piccola astronave attraverso l’universo conosciuto. Per finire in bellezza ci viene presentata anche la probabile fine del Mondo.

Questo film è interessante sotto tanti punti di vista: prima di tutto ci vengono mostrate le credenze astronomiche degli anni ’20, con tanto di nomi e cognomi di quattro professori universitari consultati per la costruzione del documentario. In secondo luogo colpiscono le tante animazioni di pregevole fattura, così come lo sono le ricostruzioni storiche (come quella del processo di Galileo). Stupiscono i numeri: centinaia di artigiani per la costruzione dei modelli e degli oggetti di scena con nove cameramen operanti in differenti unità per riprendere le scene animate, storiche o documentarie nel più rapido tempo possibile con Hanns Walter Kornblum a supervisionare il lavoro. Questo lavoro mastodontico impiegò due anni ma contribuì a dare maggiore consapevolezza delle proprie possibilità al cinema tedesco. Non bisogna dimenticare che appena un anno dopo sarebbe uscito Metropolis.

Insomma un film per gli appassionati di astronomia, da acquistare nella splendida edizione restaurata a partire da due copie in nitrato, una conservata all’Helsinki Film Archive e una seconda della Deutshe Kinemathek di Berlino e rilasciata dal Munich Film Museum. Il film è noto nei paesi anglofoni anche con il nome di Our Heavenly Bodies.

L’ultima risata (der letzte Mann) – Friedrich Wilhelm Murnau (1924)

settembre 12, 2011 8 commenti

Murnau, grazie al successo di precedenti pellicole come il famosissimo Nosferatu, era riuscito ad ottenere un contratto con l’UFA (Universum Film AG), società di produzione tedesca nata dalla fusione di alcuni enti privati con la compartecipazione di quello governativo. Nel 1924 il regista tedesco si apprestava quindi a girare il primo film per questa casa di produzione: L’ultima risata (letteralmente l’ultimo uomo). Prendendo le mosse dal Cappotto di Gogol, il grande Carl Mayer tirò fuori una sceneggiatura discreta da cui Murnau seppe trarre un vero e proprio capolavoro. Senza l’ausilio di didascalie, lasciando alle lettere scritte pochi fotogrammi, veniamo immersi nella vicenda e guidati dalla sola macchina da presa. Andando oltre l’espressionismo che aveva caratterizzato gli anni passati, ci ritroviamo in un contesto quasi neorealista, in cui si punta l’attenzione sui problemi sociali dei personaggi e sulla realtà della loro condizione.

L’anziano portiere dell’Atlantic Hotel (Emil Jannings) porta con ostentazione e gioia la sua divisa che gli conferisce una posizione di rispetto all’interno dell’albergo e del piccolo sobborgo in cui abita. Ma questa felicità non è destinata a durare: vista l’età avanzata, il direttore lo declassa a inserviente dei bagni, metaforicamente situato in uno dei punti più bassi dell’Hotel. Nel giro di poco tempo il portiere perde la sua posizione sociale, il rispetto e l’affetto delle persone care. Ma il regista ha pietà per il nostro eroe, e come un deus ex machina delle tragedie greche, inventa un finale che ci lascia con il sorriso sulle labbra.

Murnau riesce ad inserire l’happy ending, probabilmente imposto dalla produzione, in maniera geniale, rendendo palese l’imposizione stessa e giocandoci sopra. Un tipo di espediente che mi ha ricordato delle vecchie fiabe per bambini di Rodari, in cui le storie si interrompevano all’improvviso e davano poi la possibilità di scelta tra diversi finali più o meno felici. La prova di Jannings (vincitore dell’oscar nel 29 per i film The Last Command e The Way of All Flesh ma noto specialmente per la su interpretazione in l’angelo azzurro) è magistrale. L’attore interpreta alla perfezione il personaggio, senza mai andare fuori le righe, riuscendo a rendere la disperazione con la semplice gestualità. La degradazione del suo portiere non è solo lavorativa, ma anche fisica: con la divisa, questi si mostra fiero ed impettito, perfettamente dritto. Una volta degradato, invece, invecchia improvvisamente: inizia a zoppicare, cammina curvo e perde le forze tanto da non riuscire più a sollevare le pesanti valige che aveva trasportato per tutta la vita. Attraverso un uso magistrale delle telecamere, Murnau e Karl Freund (direttore della fotografia che ci ha regalato tante emozioni con tanti film tra cui Metropolis e Dracula), innovano, lasciando ad una telecamera libera il compito di raccontarci gli avvenimenti. Le inquadrature sono a dir poco geniali e risultano tanto moderne da rendere il film apprezzabilissimo da un pubblico odierno. Voglio ricordare una scena su tutte, quella in cui il portiere, ubriaco ed assonnato vede tutto quello che gli sta intorno completamente distorto. Il film ebbe un grandissimo successo, specialmente in America, tanto da aprire al regista le porte per il nuovo mondo, terra in cui morirà nel 1931 dopo un incidente automobilistico.

Il film è stato restaurato ed è disponibile nelle più svariate edizioni. Consiglio caldamente la visione. Se volete una recensione più approfondita vi invito a leggere questa tratta da cinerepubblic, veramente ben fatta e curata in ogni dettaglio.

Curiosità: alcuni assegnano al genio di Murnau il merito di aver reintrodotto l’assenza delle didascalie nei film muti in un periodo in cui, ormai, erano quasi un obbligo. In realtà non è così ed anche in Italia vi erano stati degli esempi precedenti. Per maggiori informazioni vi consiglio di leggere questo intervento tratto dal blog in penombra.