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Posts Tagged ‘Nikolaj Vasil’evič Gogol’’

Cortometraggi per un Natale Muto – Parte 3

Ed eccoci giunti al penultimo capitolo del nostro progetto Natalizio. Partiremo dalla Russia per poi approdare nel Regno Unito ed infine in Francia.

– Ночь пе́ред Рождество́м (La Notte prima di Natale) – Władysław Starewicz (1913)

Il corto di cui sto per parlare è molto interessante perché è una bella storia raccontata prima della Rivoluzione del 1917. Il regista Władysław Starewicz è solitamente noto per i suoi splendidi lavori in  Live Action e Stop Motion che ebbe modo di sviluppare non solo in Russia, ma anche in Francia dove fuggì dopo poco dopo la Rivoluzione. Qui, in particolare a Fontenay-sous-Bois dove poi morì, diede vita alla maggior parte delle sue produzioni.

La Notte Prima di Natale è una storia tratta da un racconto di Nikolaj Gogol’. La vicenda è ambientata in una Stanitsa. La notte prima di Natale un demone (Ivan Mozzhukhin) fa visita alla strega  Solokha (Lidiya Tridenskaya). La storia dei loro scherzi si intreccia con quella del fabbro Vakula (Petr Lopukhin) e della bella Oksana (Olga Obolenskaya). Lui vorrebbe sposarla, ma lei pone come condizione quella di portarle le scarpe della Zarina. Vakula parte quindi alla ricerca del demone, che lo porterà volando fino alla dimora dello Zar. Qui farà richiesta di ricevere le calzature della Zarina per poter finalmente sposare la sua amata…

Un corto piuttosto divertente che si allontana dal classico muto post rivoluzionario per entrare in un ambito più fiabesco. Un modo anche per entrare in contatto con tradizioni differenti collegate ad un ambiente natalizio.

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– Miracle de Noël – Anonimo (1912)

Questo piccolo corto anonimo rientra all’interno del filone “miracoli di Natale”. Una donna povera che da sola accudisce tre figli, nonostante viva di stenti non esita a dar da mangiare ad un vecchio barbuto alla ricerca di un tozzo di pane. A mezzanotte, andata alla messa di Natale, trova in terra un bambino che non esita a soccorrere. Tornata a casa e mostrato ai suoi figli il nuovo arrivato, ecco che il vecchio si rivela esere Gesù che con un miracolo premia la donna con agiatezza per lei e i bambini.

Seguendo la tipica morale fiabesca, coloro che fanno del bene in qualunque situazione, anche la più disagiata, verranno premiati nel migliore dei modi, e quale miglior occasione se non per Natale?

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– Le Noël de Monsieur le Curé – Alice Guy Blaché (1906)

In questo breve e interessante corto, Alice Guy Blaché mette in scena un piccolo miracolo natalizio. Il parroco locale, infatti, è alla ricerca di fondi per mettere all’interno della sua chiesa un piccolo bambinello scolpito all’interno di una culla. Va quindi da una coppia di contadini che pur non avendo soldi gli offrono delle uova. Con pochi soldi ed un cesto di uova si reca quindi da un artista, che non si accontenta di quel poco che il parroco ha da offrire. La scena si sposta quindi nella parrocchia dove avviene un incredibile miracolo sotto agli occhi dei fedeli: due angeli appaiono con in mano un bambinello da esporre tra la religiosa soddisfazione di tutti.

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L’ultima risata (der letzte Mann) – Friedrich Wilhelm Murnau (1924)

settembre 12, 2011 8 commenti

Murnau, grazie al successo di precedenti pellicole come il famosissimo Nosferatu, era riuscito ad ottenere un contratto con l’UFA (Universum Film AG), società di produzione tedesca nata dalla fusione di alcuni enti privati con la compartecipazione di quello governativo. Nel 1924 il regista tedesco si apprestava quindi a girare il primo film per questa casa di produzione: L’ultima risata (letteralmente l’ultimo uomo). Prendendo le mosse dal Cappotto di Gogol, il grande Carl Mayer tirò fuori una sceneggiatura discreta da cui Murnau seppe trarre un vero e proprio capolavoro. Senza l’ausilio di didascalie, lasciando alle lettere scritte pochi fotogrammi, veniamo immersi nella vicenda e guidati dalla sola macchina da presa. Andando oltre l’espressionismo che aveva caratterizzato gli anni passati, ci ritroviamo in un contesto quasi neorealista, in cui si punta l’attenzione sui problemi sociali dei personaggi e sulla realtà della loro condizione.

L’anziano portiere dell’Atlantic Hotel (Emil Jannings) porta con ostentazione e gioia la sua divisa che gli conferisce una posizione di rispetto all’interno dell’albergo e del piccolo sobborgo in cui abita. Ma questa felicità non è destinata a durare: vista l’età avanzata, il direttore lo declassa a inserviente dei bagni, metaforicamente situato in uno dei punti più bassi dell’Hotel. Nel giro di poco tempo il portiere perde la sua posizione sociale, il rispetto e l’affetto delle persone care. Ma il regista ha pietà per il nostro eroe, e come un deus ex machina delle tragedie greche, inventa un finale che ci lascia con il sorriso sulle labbra.

Murnau riesce ad inserire l’happy ending, probabilmente imposto dalla produzione, in maniera geniale, rendendo palese l’imposizione stessa e giocandoci sopra. Un tipo di espediente che mi ha ricordato delle vecchie fiabe per bambini di Rodari, in cui le storie si interrompevano all’improvviso e davano poi la possibilità di scelta tra diversi finali più o meno felici. La prova di Jannings (vincitore dell’oscar nel 29 per i film The Last Command e The Way of All Flesh ma noto specialmente per la su interpretazione in l’angelo azzurro) è magistrale. L’attore interpreta alla perfezione il personaggio, senza mai andare fuori le righe, riuscendo a rendere la disperazione con la semplice gestualità. La degradazione del suo portiere non è solo lavorativa, ma anche fisica: con la divisa, questi si mostra fiero ed impettito, perfettamente dritto. Una volta degradato, invece, invecchia improvvisamente: inizia a zoppicare, cammina curvo e perde le forze tanto da non riuscire più a sollevare le pesanti valige che aveva trasportato per tutta la vita. Attraverso un uso magistrale delle telecamere, Murnau e Karl Freund (direttore della fotografia che ci ha regalato tante emozioni con tanti film tra cui Metropolis e Dracula), innovano, lasciando ad una telecamera libera il compito di raccontarci gli avvenimenti. Le inquadrature sono a dir poco geniali e risultano tanto moderne da rendere il film apprezzabilissimo da un pubblico odierno. Voglio ricordare una scena su tutte, quella in cui il portiere, ubriaco ed assonnato vede tutto quello che gli sta intorno completamente distorto. Il film ebbe un grandissimo successo, specialmente in America, tanto da aprire al regista le porte per il nuovo mondo, terra in cui morirà nel 1931 dopo un incidente automobilistico.

Il film è stato restaurato ed è disponibile nelle più svariate edizioni. Consiglio caldamente la visione. Se volete una recensione più approfondita vi invito a leggere questa tratta da cinerepubblic, veramente ben fatta e curata in ogni dettaglio.

Curiosità: alcuni assegnano al genio di Murnau il merito di aver reintrodotto l’assenza delle didascalie nei film muti in un periodo in cui, ormai, erano quasi un obbligo. In realtà non è così ed anche in Italia vi erano stati degli esempi precedenti. Per maggiori informazioni vi consiglio di leggere questo intervento tratto dal blog in penombra.