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Posts Tagged ‘Fondazione Cineteca Italiana di Milano’

Gli occhi della mummia (Die Augen der Mumie Ma) – Ernst Lubitsch (1918)

Come ci viene raccontato all’inizio della pellicola, Gli occhi della mummia è forse il primo vero film del giovane Lubitsch, il quale rappresentava per altro una vera e propria scommessa per i produttori. Il risultato è un racconto molto diverso dai canoni del regista tedesco: invece della solita ironia, la vicenda esaspera l’aspetto tragico e serioso. Per girare la pellicola  Lubitsch volle al suo fianco alcuni attori giovani e spesso non affermati ma che in seguito godranno di un enorme successo: ritroviamo infatti giovanissima Pola Negri, appena trasferitasi in Germania, per la prima volta musa del nostro Lubitsch. Da qui in poi la loro collaborazione darà vita a numerosissime pellicole, sia tedesche che americane (come Forbidden Paradise di cui abbiamo già parlato) . Ma ci sono altri attori che avranno a loro volta una lunga e fruttuosa carriera al fianco del regista tedesco: Emil Jannings, che abbiamo imparato ad apprezzare per “l’ultima risata” di Murnau, e Harry Liedtke. “Gli occhi della Mummia” era una scommessa non solo per la scelta del regista e degli attori, ma anche per i costi che si dovettero affrontare: non si badò infatti a spese per ingaggiare gli interpreti e realizzare le scenografie, tra cui spiccavano riproduzioni di palme e montagne calcaree. Possiamo dire, con il senno di poi, che la scommessa fu vincente e questo rappresentò l’inizio dell’ascesa del grande Lubitsch.

Il pittore Albert Wendland (Harry Liedtke) si reca in Egitto per motivi di studio. Qui viene a conoscenza della maledizione che colpisce coloro che visitano la Tomba della Regina Ma e, incuriosito, decide di recarvisi. Una volta giunto viene accolto dal sacerdote Radu (Emil Jannings) che si offre di fargli da guida. Una volta arrivati di fronte alla Mummia, questa apre magicamente gli occhi. Il pittore però capisce il trucco: in una stanza attigua, infatti, si nasconde la povera Ma (Pola Negri) costretta a sottostare alle prepotenze del suo padrone. Albert decide di portare la ragazza con sé in Europa, ma i guai non sono finiti. Anche il sacerdote si trasferisce, sperando di trovare Ma e vendicarsi dell’affronto subito. Il finale è altamente tragico.

Il regista riesce a gestire al meglio il limite delle inquadrature fisse, regalandoci qualche immagine molto suggestiva (la più bella è sicuramente quella relativa al finale che, per ovvi motivi, ho deciso di non riportare). Le interpretazioni sono abbastanza convincenti, anche se ad un livello inferiore rispetto a quello che ci aspetteremmo da attori di questo calibro. La vicenda, del resto, scorre abbastanza lentamente e la musica di accompagnamento non sembra essere all’altezza della rappresentazione. Una copia della pellicola è conservata presso la Cineteca Italiana. Di recente sono state rilasciate in america ben due edizioni in DVD, con il titolo The Eyes Of The Mummy. Qui potete controllare la qualità di entrambe, personalmente ho visionato quella del 2002 della Grapevine Video che sembra avere anche una valutazione migliore. Un film consigliato solo agli amanti del muto che vogliono farsi un’idea di tutta la carriera del regista oppure agli amanti del genere Horror.

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Cenere – Febo Mari (1916)

Con Cenere di Febo Mari siamo di fronte ad un capitolo forse dimenticato del cinema italiano. La pellicola, di per sè, non spicca per la sua bellezza ma affascina grazie ai paesaggi e alla splendida interpretazione di Eleonora Duse, attrice teatrale di fama internazionale celebre anche per la sua tormentata storia d’amore con Gabriele D’Annunzio. La Duse, all’epoca quasi sessantenne, non reciterà in nessun altro film, lasciando al solo Cenere il compito di tramandarla. Le vicende, ispirate all’omonimo romanzo di Grazia Deledda, si inquadrano nell’ambiente rurale della Sardegna.

Rosalia (Eleonora Duse) concepisce un figlio, Anania, da un uomo già sposato. La giovane, per non costringere il piccolo a una vita di stenti, lo fa crescere dal padre, lasciandogli però un amuleto come suo ricordo. Dopo molti anni Anania (Febo Mari) torna a cercare la madre. Dopo averla ritrovata si dispera per la sua miseria e vorrebbe farla vivere con lui e la futura moglie…

(se non volete sapere come va a finire la storia non leggete da qui in poi…)

La promessa sposa non accetta questa condizione e Rosalia, per non intralciare la vita del figlio, decide di togliersi la vita.

(potete riprendere la lettura da qui..)

Un film Drammatico sorretto dalla grande interpretazione della Duse, che fa da contrasto a quella poco incisiva del Mari. La Duse aveva scelto, dopo ben sette anni dall’abbandono delle scene, di tornare a recitare proprio per questo film spinta dalla forza del personaggio di Rosalia: una donna disposta ad annichilirsi e sacrificarsi per il proprio figlio. L’attrice non sarà comunque contenta della propria interpretazione e, forse anche per via del cattivo riscontro che ebbe presso la critica e presso il pubblico, decise di non proseguire la sua carriera cinematografica. La vicenda ci viene raccontata anche attraverso i simboli, grazie all’insistenza su alcuni oggetti (l’amuleto) o frasi (la cenere) che ritornano nell’arco del film. Le inquadrature, che catturano perfettamente la bellezza rurale dei paesaggi, a tratti non convincono ed arrivano a tagliare i protagonisti in alcune scene importanti. La pellicola, prodotta dalla Ambrosio Film è stata di recente restaurata e il DVD distribuito dalla Fondazione Cineteca Italiana di Milano. Per maggiori informazioni vi invito a leggere questo interessantissimo intervento, pubblicato su sempreinpenombra, che ci racconta la storia del film sotto forma di piccolo diario.

tutto è cenere: la vita, l’uomo, la morte, il destino…” Rosalia/Eleonora Duse