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Posts Tagged ‘Georges Melchior’

L’Atlantide – Jacques Feyder (1921)

maggio 28, 2014 Lascia un commento

Atlantide: un nome conosciuto da tutti, un’isola fantastica che sarebbe scomparsa in un sol giorno, divorata dal mare. Si tratta di un titolo molto impegnativo che ci riporta alla mente scenari incredibili, per lo più subacquei. E già solo per questo il nostro Atlantide stupisce, perché la vicenda, tratta da un romanzo di Pierre Benoît (1919), è ambientata invece nel deserto, nell’Algeria controllata dai francesi. Il successo del libro fu grande e immediato, tanto che nel 1920 venne pubblicata la prima traduzione italiana, e nel 1921 la vicenda era già diventata un film con regia di Jacques Feyder, belga naturalizzato francese, che per l’occasione curò anche la sceneggiatura sotto lo sguardo attento dello stesso Benoît. Il nostro Feyder non si accontenta di girare la vicenda in Francia, utilizzando allestimenti artefatti per il paesaggio, ma decide che tutto verrà fatto in Algeria. Sì, però vuole essere asslutamente fedele al libro e decide di evitare i posti convenzionali e girare le esterne direttamente a Toggurt, a circa seicento chilometri da Algeri. La zona non era esattamente sicura, tanto che la troupe dovette muoversi accompagnata da una scorta armata. Potete immaginare i costi di una tale operazione, si parla di due milioni di franchi dell’epoca, una cifra enorme per un titolo che doveva essere, a livello ideale, un nuovo Cabiria o un nuovo Quo Vadis?. Però…per avere una cifra del genere Feyder non riuscì a girare in totale libertà e, come accade tutt’ora, fu obbligato dalla produzione a scendere a compromessi, tra cui quello di scegliere come attrice protagonista la danzatrice e attrice Stacia Napierkowska, non propriamente amata dalla critica e spesso al centro di pellicole considerate scandalose. Ma andiamo alla trama:

Il capitano Morhange (Jean Angelo) e il suo luogotenente Sain-Avit (Georges Melchior), durante un viaggio nel deserto per conto della Legione Straniera, si imbattono in alcune misteriose iscrizioni in greco. Sorpresi dal trovarle in una zona tanto remota, decidono di seguirle. Durante la ricerca, i due vengono catturati da una misteriosa popolazione e portati all’interno di un oscuro palazzo. Ben presto, vengono a sapere di trovarsi nella vera Atlantide, che non si inabissata del tutto, e quando il mare si è ritirato dal deserto, essa è rimasta come fortezza nel deserto. Su Atlantide regna la lussuriosa Regina Antinea (Stacia Napierkowska), che passa l’esistenza ad attrarre i poveri sventurati che si avvicinano a quelle aree. Quando Morhnage e Sain-Avit giungono al palazzo, subito fanno la loro conoscenza con la terribile regina. Ma mentre Sain-Avit si innamora follemente di lei, Morhange, forte dei suoi sentimenti puri, non viene minimamente scalfito, provocando le ire di Antinea. Lascio a voi scoprire il finale…

Ho trovato il film molto avvincente nonostante la sua lunga durata. Superata la prima parte, in cui le didascalie sono forse eccessive, seppur imprescindibili per calarsi nell’ambientazione, la storia è riuscita davvero a prendermi. Così, anche quando il racconto veniva interrotto momentaneamente per creare maggiore suspance, ecco che entrare in scena lo splendido paesaggio che non può assolutamente lasciare indifferenti. Vista l’epoca posso dire che questi scenari non avrebbero nulla da inviare a Lawrance d’Arabia (tenute presenti ovviamente le distanze a livello cronologico delle due opere). Se scenari e scenografie (curate da Manuel Orazi), sono universalmente acclamati, i critici hanno spesso criticato la recitazione. In particolare, come accennavo prima, la più criticata è stata Stacia Napierkowska, che a mio avviso più che altro utilizza qui uno stile di recitazione piuttosto simile a quello delle dive italiane, uno stile ovviamente poco apprezzabile da uno spettatore moderno, ma che a mio avviso si sposa piuttosto bene con il ruolo che l’attrice doveva svolgere. Tra gli attori che non ho menzionato nella trama vorrei citare Marie-Louise Iribe, nel ruolo di Tanit-Zerga, serva di Antinea che constribuisce a rendere con i propri racconti questo film una sorta di Mille e una Notte. Ho trovato anche una discreta attenzione al lato psicologico ma anche ambientale. Il deserto è ben caratterizzato, porta sete, stanchezza, malattie e morte. Viene poi dedicato ampio spazio all’amore, un sentimento che se portato agli estremi può portare alla morte fisica o psichica di chi viene prima usato e poi abbandonato dalla perfida Antinea. Alla fine del film, caratterizzato da una certa circolarità, mi è scappato un piccolo applauso per questa opera che a distanza di tanto tempo ha saputo mantenere tutta la sua grandezza e ricchezza di atmosfere e significati. Non si sfugge al proprio destino, qualunque esso sia. L’Atlantide è caratterizzato da un retrogusto onirico che contribuisce a rendere il film ancora più affascinante. Ottimi anche i giochi di luci oltre che l’utilizzo interessante dei filtri colorati che variano in base all’ambiente in cui la scena si svolge.

Ah e la fantascienza? La fantascienza ha talmente tante sfaccettature che è difficile ravvisarla in un primo momento all’interno di alcune opere. Questi è uno dei casi limite, anche se è chiaro il tentativo di dare una spiegazione scientifica alla scomparsa di Atlantide.

La versione da me visionata è quella della dcult, che ho trovato piuttosto gradevole. Non mi risulta ci siano molte altre versioni di questo film, quindi consiglio a chi è interessato di optare per questa edizione, che ha il vantaggio di essere economica. Per terminare vorrei condividere la mia difficoltà nello scegliere una locandina, sono tutte davvero belle e vi consiglio di andarvele a vedere!

L’agonia di Bisanzio (L’agonie de Byzance) – Louis Feuillade (1913)

agosto 24, 2011 Lascia un commento

L’agonie de Byzance è un film epico che ripropone in circa 30minuti uno degli avvenimenti più importanti della storia mondiale: la caduta di Costantinopoli del 1453. Feuillade ci propone la vicenda da un punto di vista tutt’altro che imparziale, insistendo sulla crudeltà e barbarie degli invasori musulmani, che infieriscono sulla popolazione ormai inerte. Gli eventi vengono ripresi attraverso unala telecamera fissa ad altezza d’uomo, che il regista aveva saputo sfruttare egregiamente in Fantômas, ma che mostra tutti i suoi limiti in un film di questo tipo: le scene sono spesso eccessivamente cariche di personaggi  tanto da creare confusione e costringere, talvolta, addirittura  a tagliare dei personaggi fuori dall’inquadratura (come avviene a Maometto II, in una delle prime fasi del racconto). Nel complesso il Feuillade ci presenta un lavoro davvero ottimo, raccontando con la giusta carica espressiva l’agonia di una delle potenze più importanti di sempre.

La vicenda è ambientata a Bisanzio negli ultimi giorni prima della conquista Ottomana. L’imperatore Costantino XI Paleologo (Luitz-Morat) prepara la difesa della città grazie all’aiuto di alcuni tra i più valenti condottieri, tra cui Giovanni Giustiniani Longo (il nostro Georges Melchior). Maometto II (Albert Reusy)  ha però la meglio e il suo esercito conquista la città, depredando e facendo prigionieri. Nelle ultime scene, veniamo a conoscenza della sorte delle donne di Bisanzio, vendute come schiave, e dell’imperatore. Tra le attrici ritroviamo anche una nostra vecchia conoscenza: Renée Carl (amante di Fantômas nell’omonimo serial), come moglie dell’imperatore, che ebbe un ampio successo nel cinema francese, in particolare presso Gaumont.

Il film spicca per la sua grandiosità. In alcune scene figurano un centinaio di comparse, le scenografie sono imponenti, così come l’impiego di mezzi. Basta vedere qualche minuto per rendersi conto del lavoro fatto per rendere la grandezza dell’assedio pur con mezzi così limitati. La cura dei dettagli traspare anche nei costumi, di ottima fattura. La musica, trionfale, è composta dal grande Henri Février, noto per la sua attività operistica.  Non dimentichiamo che in quel periodo si andò diffondendo un tipo di rappresentazione in “Teatri cinematografici”: “appellazione che, nel periodo muto, ha generato un tipo particolare di accompagnamento musicale, dove la musica “de fosse” (extra-diegetica) doveva interpretare uno spettacolo teatrale  bidimensionale che si svolgeva su uno schermo” (da un interessantissimo articolo de La Cinémathèque française che si sofferma sulle partiture per i film della Gaumont rimaste intatte – tr. Esvan Y.) La recitazione stessa appare molto vicina a quella teatrale, in particolare nelle scene più drammatiche, come quella della violenza ai danni delle donne. Proprio su di esse si concentra il regista, forse ad evidenziare l’avversità nei confronti degli Ottomani che le vendono come schiave, trattandole in maniera disumana. Grande impatto doveva avere anche l’ingresso all’interno di Santa Sofia, gremita di costantinopolitani in preghiera. Qui prima viene fatta strage dei cristiani, poi si catturano le donne ed, infine, avviene la somma profanazione quando gli invasori pregano il loro Dio in una chiesa consacrata. Apice della brutalità, la decapitazione di Costantino proprio a Santa Sofia, e la successiva esultanza di Maometto II alla vista della testa del suo avversario.

L’agonie de Byzance” è un film straordinario, in cui vengono sfruttati al massimo tutti i mezzi a disposizione per l’epoca, ma che presenta comunque dei limiti. Nel 2008 questa piccola perla è stata riproposta dalla casa di produzione in una veste completamente restuarata all’interno del cofanetto “Gaumont – Le Cinéma Premier (1897-1913)“.

Fantômas – Louis Feuillade (1913-1914)

agosto 12, 2011 7 commenti

Dopo aver parlato di due splendidi muti americani ci spostiamo in una terra a me tanto vicina come la Francia che ci ha regalato tante emozioni agli albori del cinema muto ma i cui frutti sono stati spesso dimenticati. Louis Feuillade è sicuramente degno di essere ricordato per i suoi fantastici film a puntate, che hanno contribuito a rendere grande la prima Gaumont, “la più antica casa cinematografica tutt’ora in attività“. Il grande successo viene raggiunto proprio grazie a Fantômas, adattazione dei romanzi di Marcel Allain e Pierre Souvestre, che hanno influenzato anche la cultura nostrana dando vita a un personaggio tanto straordinario come Diabolik.

Con Feuillade si afferma l’idea del Serial: vengono prodotti diversi episodi spezzettati in diverse puntate. Nel caso di Fantômas abbiamo cinque episodi suddivisi in circa 18 puntate totali. Di seguito riporto i titoli che compongono la cinquina:

1. À l’ombre de la guillotine (1913)
2. Juve contre Fantômas (1913)
3. Le Mort Qui Tue (1913)
4. Fantômas contre Fantômas (1914)
5. Le Faux Magistrat (1914)

Ma chi è questo Fantômas? Probabilmente qualcuno avrà avuto modo di vedere le trasposizioni con il grande Louis De Funes e Jean Marais, quindi saprà già la risposta. Fantômas (qui interpretato da René Navarre) è un criminale noto per le sue capacità di trasformismo. Questi agisce insieme ai suoi numerosi complici tra cui spicca Lady Beltham (la celebre Renée Carl). A cercare di bloccare i suoi terribili piani, ci penseranno l’Ispettore Juve (Edmund Breon) e il suo amico giornalista Fandor (Georges Melchior). Inutile cercare di raccontare la trama di ogni singolo episodio, le vicende si incastrano tra loro fino a formare un unico gigantesco film. Fantômas è un bandito inarrivabile, che anche quando sembra essere ormai spacciato riesce a sfuggire alla cattura grazie a trucchi di ogni tipo. La sua capacità di reinventarsi e la sua invettiva, catturano chi vede la vicenda e rendono questo personaggio, pur tanto malvagio, quasi simpatico. Grazie a questi stratagemmi, ogni episodio è caratterizzato da momenti ad alta tensione, che contribuiscono a tenere incollati allo schermo.

Ho avuto il piacere di vedere la versione restaurata e il risultato mi ha davvero stupito. Immagine generalmente molto nitida e pulita, sonoro limpido e un’ottima ricostruzione delle didascalie. Al contrario di quanto ero abituato, mi sono trovato di fronte a una serie di episodi con tanta azione e poco spazio alle parole. Le immagini parlano da sè, nessuna frase è mai superflua, niente è in surplus. Bellissime le riprese in telecamera fissa che riescono a donare una grande idea di movimento all’azione. A volte però questo espediente rallenta di molto il ritmo della vicenda, Feuillade sembra voler catturare ogni movimento e d espressione degli attori, quasi a rappresentare la vicenda a presa diretta, come se stesse avvenendo realmente in quel preciso momento. Gli attori si muovono ed agiscono all’interno del quadro della telecamera, dando vita e spessore alle vicende narrate da Allain e Souvestre. Bellissimo il gioco dei travestimenti reciproci che contribuiscono a creare numerosi colpi di scena a volte del tutto inattesi.

Fantômas è una piccola perla che consiglio vivamente di vedere. Tra non troppo tempo spero di dedicarmi a un’altra celebre produzione di Feuillade, Les vampires.