La ragazza di pezza di Oz (The Patchwork Girl of Oz) – J. Farrell MacDonald (1914)

Patchword_Oz6A dieci anni dall’uscita del primo libro della serie del mago di Oz, uscì quello che per il suo creatore L. Frank Baum sarebbe dovuto essere l’ultimo libro della serie: The Emerald City of Oz (1910). Alla fine del romanzo, Oz diventava irraggiungibile per tutti coloro che venivano dall’esterno, interrompendo così il legame con il mondo reale. Inutile dire che Baum venne subissato di letterine dei fan che lo convinsero a “provare a comunicare con la terra di Oz usando un telegrafo senza fili”. La cosa dovette funzionare e così nel 1913 vide la luce The Patchwork Girl of Oz.  Baum aveva creato da poco una cosa di produzione dal nome The Oz Film Manufacturing Company e così nel 1914 rilasciò sul mercato americano una versione cinematografica pubblicizzando il libro e al contempo sfruttando il successo dello stesso per rientrare nelle spese.

Il piccolo Ojo (Violet MacMillan) vive in una foresta sperduta con lo Zio Nunkie (Frank Moore). Stanco di una vita di stenti, i due si dirigono verso la casa del Dr. Pimpt, detto il Mago Obliquo (Raymond Russell), di sua moglie Margolotte (Haras Dranet) e della figlia Jasseva (Bobbie Gould). Qui il mago sta finendo di preparare una polvere vitale per dare vita a una bambola di pezza (Pierre Couderc). Visto che dovrà fare da cameriera, la sua creatrice non le dona il cervello, ma Ojo decide che forse ne avrà bisogno e glielo dona di nascosto. Continua a leggere

Le notti di Chicago (Underworld) – Josef Von Sternberg (1927)

Forse per una volta la traduzione italiana ha salvato un film. Diciamo la verità, a cosa penserebbe un ragazzo di oggi se sentisse parlare di Underwold? Amante o meno del genere sicuramente gli verrebbe in mente l’epopea (non saprei dire neanche quanti film sono usciti) su vampiri, uomini lupi e quant’altro. Fortunatamente grazie allo stravolgimento del titolo in italiano possiamo riferirci a questo film senza correre il rischio di essere fraintesi. Doppia fortuna, poi, quella di poter parlare di “Le notti di Chicago” e non de “Il castigo“, prima traduzione molto kunderiana del titolo. Era il 1927 quando il film venne proiettato la prima volta. Il regista viennese Von Sternberg era stato chiamato a dirigere il film dopo che la prima scelta, Arthur Rosson, era stata scartata. La Paramount non credeva affatto in questa storia. In effetti il soggetto di Ben Hecht era decisamente in Continua a leggere