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Posts Tagged ‘Larry Semon’

Ridolini e il suo fedele asinello – alla ricerca di un titolo

Prima ancora della vicenda del sacrificio, ero stato contattato da Franco Ripanti per il ritrovamento di una pizza contenente un film in 8mm della durata di 30minuti. Sulla pizza compare la scritta “Ridolini e il suo fedele asinello”:

Si tratta di una edizione su pellicola Ferrania, quindi successiva all’epoca delle comiche. Franco ha provato a srotolare con cautela la pellicola e prima della scritta fine compare la didascalia “Ridolini si convince che è meglio un asinello fedele che una donna ambiziosa”. Ridolini, ricordiamolo, è il nome italiano di Larry Semon a volte indicato anche come “Sempliciotto”. Sebbene ci sia la possibilità che siano solo gag, il detentore ritiene si tratti di un film unico sebbene non avendo un proiettore da 8mm si basa solo su quanto visto srotolando cautamente la pellicola. Ma quale sarà il titolo originale della comica? Dopo essere riuscito ad avere un contatto con un esperto americano gli è stato suggerito che potrebbe essere una riedizione di The Hick (1921) in cui però non mi pare ci sia una parte con un asinello. Cercando su libri specifici è uscito che esiste un film, The Barnyard (it. l’audace impresa di Ridolini) in cui si trovano Larry Semon e Oliver Hardy alle prese con diversi animali tra cui un asino, ma nella versione sonorizzata del ’52 che si trova su internet non compare una scena del genere sebbene ci sia un asino. Specifico comunque che il pezzo che potete vedere è inserito insieme ad altre gag in un film composito.

Per fugare ogni dubbio bisognerebbe visionare il film e capire per bene la trama e confermare che non si tratta di una serie di gag ma di un qualcosa di unitario. Qualcuno ha maggiori informazioni? Qualcuno dalle parti di Ancona ha un proiettore per pellicole 8mm da condividere con Franco Ripanti?

Grazie a tutti per l’aiuto!

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Il Mago di Oz (The Wizard of Oz) – Larry Semon (1925)

Una delle mie passioni riguarda i film brutti, non quelli brutti e noiosi, ma quelli che per una serie di motivi finiscono per risultare comici per la loro ingenuità realizzativa. Cercando per curiosità consigli su “film brutti” muti ho trovato più volte citato questo The Wizard of Oz di Larry Semon che, a parer mio, brutto lo è davvero ma sfortunatamente non strappa neanche una risata come invece sarebbe il suo intento. Questa versione del Mago di Oz rientra in quel filone, caro ad Hollywood, in cui si cerca di inserire all’interno della vita di oggi una storia fantastica rendendo i vari protagonisti in carne e ossa i personaggi fantastici del romanzo. Il primo che mi viene in mente, ma la cui natura era però dichiarata nel titolo, è A Modern Musketeer di Allan Dwan (1917). Lì il protagonista era una sorta di Don Chisciotte, fissato a tal punto con le avventure di D’Artagnan che esse finivano per influenzargli la vita di tutti i giorni. Qui la situazione è piuttosto diversa perché abbiamo una cornice, in cui un anziano signore racconta ad una bimba la storia del Mago di Oz, e la storia vera e propria che però è resa “realistica” e in cui i personaggi sono maggiorenni e non più bambini. La trama ne esce ovviamente stravolta:

La bella Dorothy (Dorothy Dwan) vive in campagna assieme agli Zii Em e Henry (Mary CarrFrank Alexander). La ragazza sta per compiere 18 anni e la sua bellezza attrae gli aiutanti dello zio (Oliver Hardy – Larry Semon). Nel frattempo il mondo di Oz è governato dal perfido Primo Ministro Kruel (Josef Swickard) e dal suo braccio destro l’ambasciatore Wikked (Otto Lederer). Il loro potere è tollerato dal Principe Kynd (Bryant Washburn) perché solo temporaneo in attesa del ritorno della legittima erede. Indovinate di chi si tratta? Oltre a questi personaggi troviamo anche lo strampalato Mago di Oz (Charles Murray) e un aiutante nero dello zio dal nome poco razzista di Snowball (Spencer Bell qui come G. Howe Black, tanto per peggiorare le cose). La giovane Dorothy era infatti stata allontanata dal regno per evitare le succedesse qualcosa e consegnata agli “zii” adottivi assieme a una lettera che sarebbe dovuta essere aperta solo il giorno della sua maggiore età. Nonostante i tentativi del Primo Ministro di evitare che Dorothy scopra la verità, questa viene effettivamente rivelata e lei diventa principessa seppur sotto stretto controllo di Kruel. Tra peripezie e strampalatezze i due aiutanti si ritroveranno travestiti da Uomo di Latta (Oliver Hardy), Spaventapasseri (Larry Semon) e Leone Pavido (G. Howe Black) e nonostante il loro spassionato amore per la ragazza, sarà il bel Principe Kynd a sposarla dopo essersi liberato di Kruel.

Non avevo mai visto il film e le prime scene mi avevano sinceramente ben fatto sperare (vedi sopra). Fino a metà film ho sperato che la protagonista, per qualche motivo, sognasse o entrasse in un mondo in cui i personaggi avevano le fattezze dei suoi amici e familiari, purtroppo non è stato così. Non sono un grande fan di Larry Semon e qui non ha fatto un gran lavoro ma soprattutto ha, secondo me, incentrato troppo su se stesso le riprese, creando scene a volte eccessivamente lunghe e ripetitive che finiscono per non essere divertenti. Tra tutte quella ambientata nelle segrete del castello, che dura ben 10 minuti in cui Larry prima fugge dal Primo Ministro nascondendosi in delle scatole senza mai essere trovato in stile Benny Hill Show, poi si ritrova in una gabbia di leoni convinto di avere vicino Snowball travestito mentre invece è circondato da felini in carne e ossa. Tra le poche scene mozzafiato, ci sono gli stunt (come quello sotto), in cui Hardy o Semon (o dei loro stuntman) si mostrano alle prese con cadute spettacolari e imprese pericolose.

Probabilmente chi non conosce la storia del Mago di Oz potrebbe trovare divertente questo film, ma semplicemente la storia raccontata non è quella che uno spettatore si aspetta. Inoltre ci sono degli elementi politcamente scorretti, che hanno il loro apiche nell’introduzione dello “schiavetto” nero nullafacente di nome Snowball che è quello che usa il travestimento più ridicolo ma soprattutto l’unico che non si innamora di Dorothy o comunque l’unico con cui lei evita ogni rapporto (non sia mai che si possa parlare di storia tra razze diverse nel 1925!!!). Quindi fan del mondo di Oz statene alla larga, mentre se amate le gag slapstick, le riprese mozzafiato, Larry Semon in generale o volete vedere un primo Oliver Hardy all’azione, questo potrebbe essere il film per voi.

Le notti di Chicago (Underworld) – Josef Von Sternberg (1927)

Forse per una volta la traduzione italiana ha salvato un film. Diciamo la verità, a cosa penserebbe un ragazzo di oggi se sentisse parlare di Underwold? Amante o meno del genere sicuramente gli verrebbe in mente l’epopea (non saprei dire neanche quanti film sono usciti) su vampiri, uomini lupi e quant’altro. Fortunatamente grazie allo stravolgimento del titolo in italiano possiamo riferirci a questo film senza correre il rischio di essere fraintesi. Doppia fortuna, poi, quella di poter parlare di “Le notti di Chicago” e non de “Il castigo“, prima traduzione molto kunderiana del titolo. Era il 1927 quando il film venne proiettato la prima volta. Il regista viennese Von Sternberg era stato chiamato a dirigire il film dopo che la prima scelta, Arthur Rosson, era stata scartata. La Paramount non credeva affatto in questa storia. In effetti il soggetto di Ben Hecht era decisamente in anticipo sui tempi e non sembrava potesse attirare il pubblico. Underworld venne quindi distribuito in un solo cinema di New York, ma, contro ogni aspettativa, divenne un vero e proprio successo che culminò con il premio Oscar per la Migliore Sceneggiatura Originale nell’anno della prima assegnazione della celebre statuetta. Era il 1929 e venivano premiati i migliori film delle annate 1927/28. Insomma una vera e propria consacrazione.

“Bull” Weed (George Bancroft), gangster noto per la sua forza, con parte dei soldi delle sue rapine ripulisce e sistema poveri ed ubriaconi che ritiene degni di stima. Tra questi spiccano la sua ragazza “Feathers” McCoy (Evelyn Brent), lo strambo “Slippy” Lewis (Larry Semon) e “Rolls Royce” Wensel (Clive Brook), cervello del gruppo. Ma le cose si mettono male: l’irruento “Buck” Mulligan (Fred Kohler) si innamora di Feathers e tenta di violentarla. La reazione di Bull è violenta e furiosa e lo porta a commettere un omicidio. Catturato dalla polizia il gangster viene condannato all’impiccagione, ma non tutto sembra perduto…

(se non volete sapere come va a finire la storia non leggete da qui in poi…)

…Rolls e Feathers, da tempo innamorati, mettono da parte i loro sentimenti per liberare Bull. Questi però è da tempo a conoscenza della loro relazione e sospetta l’abbiano tradito. Purtroppo il tentativo della banda per far evadere Bull fallisce, ma il gangster riesce comunque a scappare grazie alla propria forza. Tra sparatorie e scene ad alta tensione, Bull si convince della sincerità dei sentimenti dei suoi amici e si sacrifica per regalare loro una felice vita insieme.

(potete riprendere la lettura da qui..)

Un film a cui manca solo la voce, il cui fantasma però traspare grazie alla splendida interpretazione di George Bancroft, la cui risata contagiosa echeggia nella mente dello spettatore. Ottima anche la prova dell’ammiccante Evelyn Brent e del silenzioso e sofferente Clive Brook. Non stona neanche l’interpretazione del grandissimo Larry Semon, meno citato dei grandi Chaplin, Keaton e Lloyd, ma che merita comunque una menzione speciale per quello che ci ha saputo regalare nel corso della sua carriera. Underwold, di cui curò anche la sceneggiatura, è forse l’ultima scintilla prima del grande declino. Appena un anno dopo, nel 1928, Semon morirà tra debiti e depressione a seguito di una brutta polmonite. Il film presenta immagini curate meticolosamente, con un uso sapiente di giochi di luce. Del resto la fotografia era curata dal grande  Bert Glennon che, nel corso della sua lunga carriera, riceverà ben tre candidature agli Oscar. Il film risulta sicuramente godibile anche adesso, sebbene alcune trovate, all’epoca assolutamente innovative, sono poi diventate uno standard per il genere gangster con il risultato di rendere lo svolgimento prevedibile. L’azione si sviluppa in maniera rapida, non mancano sparatorie, scene drammatiche e colpi di scena. Insomma una pellicola da non perdere per gli amanti dei film gangster, quanto meno per vedere come tutto è nato. In Italia Le notti di Chicago è edito dalla Dcult e facilmente reperibile.