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Posts Tagged ‘Clive Brook’

L’Ombra Bianca (The White Shadow) – Graham Cutts (1924)

Nell’Agosto dello scorso anno i giornali di tutto il mondo riportavano una notizia che aveva del clamoroso: in Nuova Zelanda era stato ritrovato The White Shadow, l’Hitchcock ritrovato. Si tratta di un film girato nel 1923 subito dopo Woman to Woman (purtroppo perduto) con cui condivideva quasi tutto, dal cast a parte della scenografia. La regia era affidata sempre a Graham Cutts, mentre Hitchcock operava in qualità di sceneggiatore, assistente regia, montatore e scenografo. Il film venne girato in circa sei settimane per cercare di sfruttare il successo che Woman to Woman stava ottenendo al botteghino. Per questo film Hitichcock ebbe per la prima volta la possibilità di fare qualcosa che andava oltre alle sue teoriche mansioni, di fatti sosteneva che White Shadow fosse “the first film that I had really got my hands onto“. E in effetti in alcune inquadrature e scene la sua mano sembra già intravedersi. Purtroppo, al contrario di Woman to Woman, il film fu un vero e proprio flop, forse anche a causa dei tempi strettissimi di realizzazione. Grazie allo splendido lavoro di restauro operato grazie alla collaborazione del New Zeland Film Archive (NZFA), dell’Academy Film Archive of the Academy of Motion Picture Arts and Sciences (AFA) e della National Film Preservation Foundation (NFPF) ora abbiamo la possibilità di gustarci circa la metà di questo “primo Hitchcock”.

Nancy (Betty Compson), giovane ribelle, scappa di casa facendo perdere le sue tracce. Il padre (A.B. Imeson), disperato, decide di partire alla sua ricerca. Georgina (sempre Betty Compson), la gemella di Nancy, inizia così a fingere di essere la sorella sia in pubblico che con il fidanzato di lei, Robin Field (Clive Brook). Nel frattempo Georgina si prodiga per cercare notizie riguardanti la sorella e il padre…

Nel complesso il film si segue molto bene, forse anche grazie alla curiosità destata dall’idea che quello sia il primo film in cui Hitchcock ebbe un ruolo più o meno di rilievo. Purtroppo la seconda parte del film è andata del tutto perduta anche se la speranza è sempre quella che venga ritrovata in qualche modo. Bella la prova della Compson nella difficile prova di dipingere due donne dagli animi completamente opposti. Clive Brook (Le notti di Chicago) nonostante non abbia spesso una grande espressività, rimane uno dei miei attori preferiti.

Per tutti gli appassionati ricordo che è possibile vedere gratuitamente il film attraverso il sito della National Film Preservation Foundation (che potete raggiungere semplicemente cliccando qui o sulla foto qui sotto). Per chi gradisse la bella iniziativa proposta dalla NFPF ricordo che c’è la possibilità di fare una donazione alla fondazione anche solo di pochi euro. Sul sito è presente anche una bella presentazione in inglese al film che consiglio vivamente di leggere. La colonna sonora è a curata del compositore compositore-pianista Michael D. Mortilla con la partecipazione di Nicole Garcia al violino. Il lavoro di restauro è stato effettuato in maniera eccezionale e resta solo il rammarico per non poter vedere il film nella sua interezza e di non poterlo paragonare con Woman to Woman. Prima di finire ringrazio Sempreinpenombra per aver segnalato l’uscita del film di cui mi ero totalmente dimenticato! Buona visione a tutti!

Le notti di Chicago (Underworld) – Josef Von Sternberg (1927)

Forse per una volta la traduzione italiana ha salvato un film. Diciamo la verità, a cosa penserebbe un ragazzo di oggi se sentisse parlare di Underwold? Amante o meno del genere sicuramente gli verrebbe in mente l’epopea (non saprei dire neanche quanti film sono usciti) su vampiri, uomini lupi e quant’altro. Fortunatamente grazie allo stravolgimento del titolo in italiano possiamo riferirci a questo film senza correre il rischio di essere fraintesi. Doppia fortuna, poi, quella di poter parlare di “Le notti di Chicago” e non de “Il castigo“, prima traduzione molto kunderiana del titolo. Era il 1927 quando il film venne proiettato la prima volta. Il regista viennese Von Sternberg era stato chiamato a dirigire il film dopo che la prima scelta, Arthur Rosson, era stata scartata. La Paramount non credeva affatto in questa storia. In effetti il soggetto di Ben Hecht era decisamente in anticipo sui tempi e non sembrava potesse attirare il pubblico. Underworld venne quindi distribuito in un solo cinema di New York, ma, contro ogni aspettativa, divenne un vero e proprio successo che culminò con il premio Oscar per la Migliore Sceneggiatura Originale nell’anno della prima assegnazione della celebre statuetta. Era il 1929 e venivano premiati i migliori film delle annate 1927/28. Insomma una vera e propria consacrazione.

“Bull” Weed (George Bancroft), gangster noto per la sua forza, con parte dei soldi delle sue rapine ripulisce e sistema poveri ed ubriaconi che ritiene degni di stima. Tra questi spiccano la sua ragazza “Feathers” McCoy (Evelyn Brent), lo strambo “Slippy” Lewis (Larry Semon) e “Rolls Royce” Wensel (Clive Brook), cervello del gruppo. Ma le cose si mettono male: l’irruento “Buck” Mulligan (Fred Kohler) si innamora di Feathers e tenta di violentarla. La reazione di Bull è violenta e furiosa e lo porta a commettere un omicidio. Catturato dalla polizia il gangster viene condannato all’impiccagione, ma non tutto sembra perduto…

(se non volete sapere come va a finire la storia non leggete da qui in poi…)

…Rolls e Feathers, da tempo innamorati, mettono da parte i loro sentimenti per liberare Bull. Questi però è da tempo a conoscenza della loro relazione e sospetta l’abbiano tradito. Purtroppo il tentativo della banda per far evadere Bull fallisce, ma il gangster riesce comunque a scappare grazie alla propria forza. Tra sparatorie e scene ad alta tensione, Bull si convince della sincerità dei sentimenti dei suoi amici e si sacrifica per regalare loro una felice vita insieme.

(potete riprendere la lettura da qui..)

Un film a cui manca solo la voce, il cui fantasma però traspare grazie alla splendida interpretazione di George Bancroft, la cui risata contagiosa echeggia nella mente dello spettatore. Ottima anche la prova dell’ammiccante Evelyn Brent e del silenzioso e sofferente Clive Brook. Non stona neanche l’interpretazione del grandissimo Larry Semon, meno citato dei grandi Chaplin, Keaton e Lloyd, ma che merita comunque una menzione speciale per quello che ci ha saputo regalare nel corso della sua carriera. Underwold, di cui curò anche la sceneggiatura, è forse l’ultima scintilla prima del grande declino. Appena un anno dopo, nel 1928, Semon morirà tra debiti e depressione a seguito di una brutta polmonite. Il film presenta immagini curate meticolosamente, con un uso sapiente di giochi di luce. Del resto la fotografia era curata dal grande  Bert Glennon che, nel corso della sua lunga carriera, riceverà ben tre candidature agli Oscar. Il film risulta sicuramente godibile anche adesso, sebbene alcune trovate, all’epoca assolutamente innovative, sono poi diventate uno standard per il genere gangster con il risultato di rendere lo svolgimento prevedibile. L’azione si sviluppa in maniera rapida, non mancano sparatorie, scene drammatiche e colpi di scena. Insomma una pellicola da non perdere per gli amanti dei film gangster, quanto meno per vedere come tutto è nato. In Italia Le notti di Chicago è edito dalla Dcult e facilmente reperibile.