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She, “la donna eterna” nel cinema muto

15894815302_237bf77613_bNel 1887 uscì il romanzo She (it. La donna eterna o Lei) di H. Rider Haggard, che narrava le vicende di una donna immortale e del suo amore eterno. Haggard dava vita al filone dei “mondi perduti” che ebbe un vasto seguito nei decenni successivi. Visto il successo del libro con l’avvento del cinema vennero fatte numerose trasposizioni che andiamo qui ad elencare:
1) Del 1908 con regia di Edwin S. Porter (probabilmente perduta).
2) Datata 1911 di George Nichols e che recensiremo a breve.
3) Del 1916 regia di William Barker e Horace Lisle Locoque (perduta)
4) Uscita nel 1917 diretta da Kenean Buel (perduta). Caratteristica di questo film è la presenza della diva Valeska Suratt, di cui non ci è rimasta nessuna delle sue interpretazioni.
5) Una versione anonima del 1919 (perduta).
6) per concludere la versione con regia di Leander de Cordova e G.B. Samuelson del 1925 di cui ci occupiamo in fondo a questo articolo.

Un così vasto numero di adattamenti mostra chiaramente come la storia fosse amata fino ai primo venti anni dal ‘900. Con l’avvento del sonoro seguirono altri quattro adattamenti, il più recente nel 2001 con regia di Timothy Bond che non ha avuto decisamente una buona critica.

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– She – George Nichols (1911)

vlcsnap-2018-02-06-19h13m05s809Questa prima versione conservata del romanzo di Haggard è costituita da un cortometraggio di circa 25 minuti in cui viene abbozzata la storia di She. La prima parte del racconto è ambientata nel IV secolo a.C. in Egitto. Amenartes (Viola Alberti), figlia del faraone, scappa via dal suo paese natale per amore del Sacerdote di Isis Kallikrates (James Cruze). Passano gli anni, i due hanno un figlio. Nel corso del loro eterno pellegrinare, giungono presso le coste della Negro’s Head Rock. Qui vive She (Marguerite Snow), essere immortale e dotato di magini poteri, che si innamora perdutamente di Kallikrates. Non potendo avere il suo amore lo uccide e aspetta che ritorni da lei una volta reincarnatosi. Con un salto temporale andiamo alla fine dell’800 quando il giovane Leo Vincey (James Cruze) compie 25anni. Viene a sapere di She e decide di vendicare il suo antenato. Giunto dalla donna, però, se ne innamora. Il finale è tragico: She vorrebbe donare l’immortalità a Leo, facendolo immergere nel fuoco sacro dell’immortalità. Lui è dubbioso così lei decide di dare il buon esempio; purtroppo invece di rinnovare la sua immortalità, le fiamme la uccidono all’istante. Straziato Leo torna in Gran Bretagna.

Il film è abbastanza piacevole, ha come pregio la durata breve e la presenza di paesaggi piuttosto vari e in alcuni casi suggestivi. La recitazione di Marguerite Snow è molto curata ed espressiva, anche quando deve recitare coprendosi il volto con un telo. Al contrario Cruze mi ha colpito in negativo, quando interpreta Leo sembra un bambinone sperduto. La sceneggiatura è forse un po’ troppo semplificata e a tratti naive, ma ho visto di molto peggio.

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– She – Leander de Cordova, G.B. Samuelson (1925)

shecoverQuesta seconda versione è una produzione britannico/tedesca molto dettagliata e ben fatta rispetto a quella appena vista, tanto che lo stesso Haggard vi partecipò scrivendo le didascalie.

La vicenda inizia a Cambridge dove il vecchio Vincey sta morendo e fa promettere all’amico Horace Holly (Heinrich George) di prendersi cura del figlio Leo (Carlyle Blackwell). Così avviene e quando quest’ultimo compie 25 anni Holly gli consegna un pacco da parte del padre. Scopre così di essere discendente di una lunga dinastia risalente all’antico Egitto. Leo parte alla ricerca delle sue origini e finisce in Libia presso il picco della testa di Etiope (e non di “negro” come nella precedente versione). Qui il loro accompagnatore arabo rischia di finir mangiato dai cannibali al servizio di She (Betty Blythe), e dalla colluttazione che segue Leo viene ferito: le forti emozioni gli provocano una violenta febbre che mette a repentaglio la sua vita. Disperato Horace va dalla regina per chiedere aiuto e appena la vede se ne innamora perdutamente. Lei, però, come sappiamo, non ha occhi che per Leo che altri non è che la reincarnazione del suo amato Kallikrates. Rispetto alla trasposizione del 1911, qui Leo si era precedentemente sposato con una serva di She (Mary Odette): senza troppe remore la regina la fa letteralmente sparire e con il suo potere ammaliante fa innamorare Leo che non sembra soffrire troppo per la sparizione della sua ormai ex moglie. Nel finale She muore tra le fiamme dell’immortalità; Leo decide allora di aspettare che ritorni così come lei lo aveva aspettato per 2000 anni.

7b269ae25c19ce25ece25d9827f313b3Non si tratta proprio del mio genere preferito, ma il film è ben curato e gli attori sono protagonisti di una buona prova recitativa. Betty Blythe rende viva una regina dall’incredibile sensualità, capace di ammaliare personaggi e spettatori. Le nudità presenti, seppur in trasparenza, sono chiaro sintomo di una produzione non americana, che difficilmente avrebbe permesso la visione ripetuta del seno della protagonista in un film dedicato al grande pubblico. Personalmente ho alcune perplessità riguardo questa storia e in alcuni casi i personaggi agiscono in maniera decisamente poco profonda (vedi Leo che passa dal dolore per la moglie perduta all’amore spassionato per She in pochi minuti). Forse il personaggio meglio caratterizzato è Horace Holly, che lotta tra l’amore per la regina e quello per Leo che ha sostanzialmente cresciuto. Vedendo questo film mi è venuto subito in mente L’Atlantide di Feyder (1921) che pur nella sua durata maggiore avevo trovato più avvincente. Anche in questa versione del 1925 prevale una grande cura per la scelta di paesaggi curati e mozzafiato: paradigmatica la scena in cui i protagonisti raggiungono la fonte del fuoco dell’immortalità, attraverso un picco pieno di rocce instabili e pericolose. Il film dovette richiedere un budget piuttosto cospicuo tra costumi (la regina ne cambia uno a scena), scenario e la presenza di moltissime comparse.

Per chi fosse interessato il film è stato edito in inglese dalla Alpha Video.

 

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Macchine Volanti

Nel 1909 usciva The Airship Destroyer di Walter R. Booth, primo di una trilogia composta anche da Aerial Submarine, Aerial Anarchists ma a cui è solitamente associato un ulteriore capitolo dal titolo The Menace of the Air (NDR. purtroppo tutti e tre questi titoli sono andati perduti o sono difficilmente visionabili). I lavori di Booth erano però solo un punto di arrivo di una tradizione più vasta e che merita certamente di essere vista ed analizzata. Ma andiamo con ordine:

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– The Twentieth Century Tramp – Edwin S. Porter (1902)

Siamo nel 1902 e Edwin S. Porter, produce un corto che per l’epoca doveva certamente essere stabiliante, ma purtroppo lo è decisamente meno per noi. Per più di un minuto vediamo un uomo su un velocipiede con elica e un piccolo pallone aerostatico muoversi come una sorta di equilibrista sopra le strade di una città. Dopo un minuto e mezzo in cui si ripete sempre la stessa scena accade l’impensabile: siamo accecati da una violenta esplosione che pone di fatto fine al video con pochi dubbi circa la sorte del malcapitato in cima al veicolo. Per fortuna questo è solo l’inizio!

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– Le Dirigeable Fantastique – Georges Méliès (1906)

Il video di cui ci occupiamo qui è decisamente tipico di Méliès per sviluppo della storia e messaggio finale. Ricorda, a conti fatti, Le Tunnel sous la Manche di cui ho già parlato e che sarebbe stato prodotto un anno dopo.

Uno strambo Inventore, pensa di essere riuscito a creare un valido progetto di un dirigibile e soddisfatto va a letto. La stanza viene subito popolata da due ninfe e due scimmiette che iniziano a distruggere tutto. Nella scena successiva si vide il dirigibile volare sotto lo sguardo di personaggi fantastici, ma la visione onirica viene interrotta da un’improvvisa sfera infuocata che colpisce il dirigibile facendolo esplodere. L’uomo si sveglia di colpo con la stanza è nuovamente in ordine. Colto dall’ira per gli effetti che una simile creazione potrebbe avere, decide di distruggere il progetto del dirigibile.

Probabilmente mi inganno, ma mi sembra che Méliès non amasse troppo certe idee che riteneva irrealizzabili o poco sicure per l’uomo. Sembra quasi che tentasse attraveso i suoi film di mettere in guardia il pubblico dai rischi derivanti da opere grandiose sì, ma troppo pericolose. Di certo Méliès, pioniere del Cinematografo, non era contro le innovazioni in generale, ma una macchina da presa era decisamente più sicura di un dirigibile.

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– Rescued in mid air – Percy Stow (1906)

Questo è sicuramente il video più divertente, sebbene alcune scene si prolunghino eccessivamente. Ma andiamo per ordine:

una donna, a seguito di uno scontro tra carri, vola in aria e riesce a non schiantarsi a terra solo aprendo l’ombrello (un po’ come Mary Poppins nell’immaginario comune). Grazie al suo improvvisato paracadure, la donna riesce ad arrivare in cima ad un campanile. Aggrappata al sua precaria ancora di salvezza, la donna urla e chiama i soccorsi. Chi arriverà a salvarla? Un bizzarro inventore ha creato una sorta di macchina volante o, meglio ancora, una sorta di barca con le ali. Dopo aver caricato il carburante si lancia al soccorso della gentile donzella. Tra l’acclamazione popolare e lo sbalordimento dei più, la donna verrà tratta in salvo.

Gli effetti speciali di Rescued in mid air sono utilizzati e realizzato piuttosto bene ed il risultato finale è decisamente piacevoli. Nonostante il film sfiori i 110 anni, le trovate geniali fanno sorridere lo spettatore trasportandolo nel mondo fantastico dell’epoca. Ancora una volta la fantasia è poi diventata realtà: non abbiamo certo delle navi volanti (o almeno non ancora!), ma i soccorsi con gli elicotteri sono ormai all’ordine del giorno.

per il video vi invito a seguire questo link: http://www.eafa.org.uk/catalogue/213326

Le Salumerie Meccaniche: Salsicce e Cinema Muto

Abbiamo visto con il primo post dedicato al progetto agli inizi del progetto, come il primissimo muto fantascientifico fosse l’incredibile Charcuterie mécanique dei Fratelli Lumière (1985). Ma non si tratta affatto dell’unico cortometraggio dedicato alla macchina dei miei sogni. Nel 1897 un anonimo americano aveva girato The Sausage Machine, film purtroppo perduto che doveva ovviamente essere un semplice remake di quello originale. Stesso anno e ci ritroviamo con Making Sausages di George Albert Smith che portava anche in Gran Bretagna il mito delle salsicce. Entrambi i film sono purtroppo andati perduti ma ci consoliamo riproponendo l’originale.

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Ma non era certo finità così! Siamo nel 1900 quando la grande regista Alice Guy mette in scena La Chapellerie et charcuterie mécanique, dove una macchina straordinaria produce simultaneamente sia cappelli che salumi di ogni tipo. Una vera innovazione tanto eccezionale da dover essere condivisa.

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E non si sono fermati! Scherzando probabilmente con il nome del celebre Hot Dog, Edwin S. Porter produce un corto divertentissimo dal titolo Dog Factory (1904) in cui dei cani vengono messi in una macchina che li trasforma in succulente salsicce. Forse gli animalisti dei giorni nostri non apprezzerebbero questo video, ma assicuriamo che nessun animale è stato maltrattato per girare il film!

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Dove ci porteranno le nostre amate salsicce? Siamo nel 1905 e James A. Williamson presenta il corto Sausages, che probabilmente trasportava il corto precedente dagli Stati Uniti alla Gran Bretagna. Sono ovviamente solo supposizioni, che preferisco lasciare per parlare dell’ultimo e più divertente corto della rassegna. Abbiamo già parlato di Mutt & Jeff più di una volta, ecco il momento di pubblicare per la prima volta qualcosa che li riguardi. In questo video del 1926 dal titolo Dog Gone diretto da Bud Fisher, Mutt viene eletto giudice di un concorso per cani e per ottenere il premio spinge Jeff a vestirsi da cane. Scambiato per un cane vero, verrà preso da un Sausage Man che lo vorrà trasformare in una salsiccia. Come finirà? A voi la visione dell’ultimo esilerante corto di questa rassegna. Buona visione e…Buon Appetito!

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Cortometraggi per un Natale Muto – Parte 2

Proseguiamo la nostra avventura natalizia analizzando la seconda e ultima parte dei cortometraggi presenti sul dvd A Christmas Past, edito dalla Kinovideo. A mio il livello di queste produzioni è molto più alto delle precedenti.

– Santa Claus Vs. Cupid – Will Louis (1915)

Will Louis dirige una commedia breve ma divertente ambientata il giorno di Natale.

Jack Norwood (Raymond McKee) ed Edward Beck (Billy Casey) sono entrambi innamorati della bella Helen Bower (Grace Morrissey) tanto da farsi continui dispetti. Così quando Helen chiede a Edward di fare Babbo Natale per i bambini, Jack si traveste a sua volta chiedendo con l’inganno la mano di Helen che decide comunque di sposarlo.

In questo caso l’ambientazione natalizia è solo un pretesto nel gioco di dispetti tra i due pretendenti alla mano di Helen. La storia è breve e divertente anche se le vicende di Binks Mulligan (Guido Colucci), uomo povero e disperato, vengono a torto messe in disparte.

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– Santa Claus – Anonimo (1925)

Santa Claus è un film di circa trenta minuti che sembra essere costruito come una sorta di documentario. Due bambini, durante la notte di Natale, sognano di incontrare Babbo Natale a cui chiedono cosa fa quando non è Natale. Questi inizia allora elencando gli animali e i popoli presenti nel Polo Nord, per poi far vedere la sua incredibile dimora. Tra elfi e renne, Babbo Natale racconta come tiene sotto controllo l’atteggiamento dei bambini, per premiare quelli buoni e punire quelli cattivi. Alla fine del racconto i due bambini, addormentati, lasciano intuire che quanto visto fino a quel momento fosse un sogno.

Santa Claus è una storia dedicata interamente ai bambini. I luoghi fantastici e sognanti, servono proprio a catturare i più piccoli, mentre la durata piuttosto lunga forse a scoraggiare i più grandi. Non mancano sequenze divertenti, in cui il nostro Babbo Natale ne combina di tutti i colori.

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– A Christmas Carol – J. Searle Dawley (1910)

Torniamo finalmente ad occuparci di J. Searle Dawley dopo lo splendido Frankenstein muto che abbiamo avevo recensito per il Progetto Fantascienza. Questo A Christmas Carol dovrebbe essere il secondo adattamento del racconto di Charles Dickens anche se non sono riuscito a trovare informazioni chiare riguardo la versione del 1908 con Tom Ricketts nel ruolo di Scrooge. Molto spesso, infatti, l’adattamento del 1910, di cui parlerò ora, viene confuso con quello precedente.

Ebenezer Scrooge (Marc McDermott) è un uomo avido e insensibile che non esita a sfruttare i suoi parenti pur di guadagnare. La notte di Natale viene però visitato da tre fantasmi (del Natale Passato, Presente e Futuro) che gli rivelano le sue malefatte e gli preannunciano un futuro in solitudine. Ravvedutosi Scrooge decide quindi di dedicarsi ai suoi parenti e stemperare il suo carattere difficile…

J. Searle Dawley utilizza benissimo la tecnica della Multiesposizione messa in risalto attraverso un ottimo gioco di luci. Si tratta forse del corto natalizio dell’edizione kino più interessante in assoluto a livello tecnico. Anche la storia, pur se conosciutissima da tutti, acquista nuovo fascino in questo suo adattamento muto. Mi piace sottolineare come Marc McDermott sia già stato trattato in questo spazio in occasione de L’Uomo che Prende gli Schiaffi, dove l’attore interpretava il perfido Barone Regnard.

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– The Night Before Christmas – Edwin S. Porter (1905)

Sui versi di  Twas the Night Before Christmas di Clement Clarke Moore, Edwin S. Porter ci regala un piccolo cortometraggio in cui si alternano le scene di Babbo Natale che si prepara per la partenza e di un’allegra famiglia benestante in attesa spasmodica per il Natale. Anche questo corto, così come il precedente, sembra fatto appositamente per i bambini. Babbo Natale veglia sui bambimi premiando solo quelli buoni. La notte della vigilia parte sulla sua slitta e attraverso il camino porta i regali ai bimbi meritevoli.

Personalmente la parte che più mi è piaciuta è quella in cui si vedono le renne che trainano la slitta. Per rendere questo effetto sono stati ritagliate delle sagone per le renne e la slitta che sono state fatte muovere su binari sullo sfondo di uno scenario fantastico.

Un film consigliato per grandi e piccini, anche per la breve durata che non rende stucchevole la visione. A Christmas Past non poteva che chiudere in maniera migliore.

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