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Posts Tagged ‘Augusto Mastripietri’

Pinocchio – Giulio Antamoro (1911)

cinespinocchioA pochi anni di età ero capace di ripetere a memoria il primo capitolo di Pinocchio per quanto ne ero appassionato. Le lunghe ed estenuanti sessioni di aerosol erano mitigate dalla pazienza di mia madre che mi leggeva le avventure del simpatico burattino inventato da Collodi. Forse anche fomentato dal cortisone che assumevo per combattere l’asma, ero davvero pestifero, aggiungiamo a questo una magrezza eccessiva ed ecco che anche mentalmente mi associavo a Pinocchio! La mia edizione di riferimento è stata quella con le illustrazione di Attilio Mussino uscita, dopo un lavoro iniziato nel 1908, nell’aprile 1911 in occasione dell’Expo di Torino. Nel novembre dello stesso anno, dopo un lavoro di realizzazione durato pochi mesi, esce per la Cines questa versione cinematografica di Pinocchio che a mio avviso prende ispirazione a piene mani dalla nuova iconografia lanciata da Mussino. Il film segue a tratti piuttosto fedelmente il romanzo originale per poi perdersi in stramberie però piuttosto divertenti. Nei panni del burattino più celebre della letteratura italiana troviamo Polidor, interpretando il ruolo meglio di tanti altri attori che lo hanno poi succeduto.

La storia di Pinocchio la conosciamo tutti: Geppetto (Augusto Mastripietri) decide di tirar fuori da un pezzo di legno un burattino dandogli il nome di Pinocchio (Polidor). Questi si rivela un vero biricchino iniziando a fuggire e combinando talmente tanti guai da far finire il padre in prigione. Partirà quindi per una serie di avventure durante le quali conoscerà tanti personaggi indimenticabili, da il gatto e la volpe, alla Fata Turchina (Lea Giunchi) e il monello Lucignolo (Natalino Guillaume), che lo portaranno infine a diventare un bambino vero.

Alla trama standard, qui piuttosto ridotta e in certe parti presentata in ordine differente rispetto al romanzo di Collodi, si aggiunge un divertente intermezzo durante il quale Pinocchio, partito a nuoto per sfuggire dalla cattura dopo essere evaso dal carcere della città di Acchiappa-Citrulli, si ritrova ad essere inseguito da una parte da una balena, in cui ritroverà il padre, e dall’altra da temibili indiani americani (sic!). Saranno proprio gli indiani a uccidere la balena e far uscire Geppetto e il burattino dalla sua pancia non dopo averli catturati. Qui accade l’incredibile: Pinocchio viene considerato una divinità e fatto Re, così decide di liberare il padre per poi scappare. Viene inseguito dai suoi adoratori fino a che non incontra una truppa di soldati canadesi che fanno strage di indiani e rimandano indietro Pinocchio sparandolo da un cannone. Questo intermezzo delirante mi ha lasciato totalmente spiazzato perché oggi appare totalmente privo di logica!

Nonostante questo ho trovato il film molto carino e divertente, forse una delle migliori trasposizioni del romanzo che sia stata fatta in assoluto. Polidor dona a Pinocchio una verve burattinesca che forse solo il muto poteva riuscire a rendere così simile a quella che era nel mio immaginario la sua indole.

 

Il film ha trovato una nuova dimensione grazie al restauro in 2k del MIC LAB e all’edizione in dvd edita dal Museo Interattivo del Cinema stesso. Unica nota a mio avviso negativa risiede nella sonorizzazione ad opera del gruppo spagnolo “Miclono”, molto “elettronico” e a tinte fosche che davvero male si armonizza con lo spirito del film. Sinceramente ho tolto l’audio e messo qualche pezzo di Joe Venuti che si è sposato benissimo con le immagini. Mi diverte davvero tanto vedere come a volte mettendo dei brani a caso essi possano rivelarsi più calzanti di sonorizzazioni fatte ad hoc!

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Christus – Giulio Antamoro, Enrico Guazzoni (1914-1916)

Ci sono film estremamente travagliati e Christus è uno di questi. Iniziato dopo il 1912 sull’onda dell’entusiasmo di produzioni come From the Manger to the Cross, uno dei primissimi film girati interamente in esterna, ma soprattutto tra Siria, Giordania, Egitto ma anche a Betlemme e Gerusalemme. Per girare Christus venne diretto da Giulio Antamoro, mentre per la sceneggiatura venne scelto Ignazio Lupi, celebre nel ruolo di attore sia nei film di Antamoro che in quelli Enrico Guazzoni. Guazzoni in qualche modo c’entra con questa vicenda, perché quando il film venne montato per essere presentato al pubblico ci si accorse che alcune scene erano irrimediabilmente rovinate. Per completare il film venne quindi chiamato Guazzoni che rigirò le scene corrotte. Purtroppo Antamoro non era propriamente d’accordo tanto che pare citò la Cinès in giudizio, anche se la diatriba venne presto sanata. Come si intuisce dal titolo, il film narra l’intera vita di Gesù di Nazareth dall’annunciazione fino alla resurrezione e alla trasfigurazione. Per il ruolo di Gesù venne scelto Alberto Pasquali, la vergine Maria era interpetata invece da Leda Gys. Augusto Mastripietri era Giuda Iscariota, mentre Amleto Novelli Ponzio Pilato. Guardando il film non si possono non notare i riferimenti costanti all’iconografia pittorica. Basti vedere l’annunciazione (vedi foto), e fare una rapida ricerca per immagini con il solo termine “annunciazione”. Se non è simile alla più celebre annunciazione di Leonardo, ha comunque una lunga tradizione iconografica. Non mancano inoltre effetti visivi molto interessanti che contribuirono a rendere questo film un successo. Dato l’argomento e anche la qualità del film, ne vennero fatte diverse copie e versioni che vennero portate negli angoli più remoti della terra. Tutti i frammenti esistenti, disseminati tra Europa e Sud America, sono stati utilizzati dalla Cineteca di Bologna per creare una copia molto vicina all’originale presentata per la prima volta a Venezia nel 2000 e nel 2014 al Cinema Ritrovato di Bologna. Non esprimo un giudizio sul film, ma diciamo che lo consiglierei solo ad un grande appassionato di trasposizioni cinematografiche dei testi evangelici.

Quo Vadis? – Enrico Guazzoni (1912)

Dal romanzo del polacco Henryk Sienkiewicz pubblicato nel 1895 sono stati fatti un numero molto alto di adattamenti. Quello di Enrico Guazzoni, per altro, non è neanche il primo ma come minimo il secondo dopo la versione con regia di Lucien Noguet e Ferdinand Zecca del 1901. Ma Quo Vadis? del 1912 segna di fatto l’affermazione di un genere storico antiquario che il cinema italiano esporterà per diversi anni con successo anche all’estero. Vengono così giustificati gli enormi sforzi economici fatti dalla Cines per la realizzazione della pellicola.

Quo Vadis? racconta la storia dell’incendio di Roma da parte di Nerone (Carlo Cattaneo) e delle vicende legate alla comunità cristiana della città a cui il romano Vinicio (Amleto Novelli) si avvicina per amore di Licia (Lea Giunchi). Non mancano combattimenti con il forzuto Ursus (Bruno Castellani), personaggi meschini come Chilo (Augusto Mastripietri) e Tigellino (Cesare Moltroni) e vittime del dissenzo all’imperatore come Petronio (Gustavo Serena). Il finale portà in scena il suicidio di Nerone ormai destituito dal suo impero.

Quello che colpisce di questo film è la sfarzosità delle scene, accompagnate da una scenografia accuratissima, nonché da una grandissima quantità di comparse che contribuiscono a rendere alcune scene decisamente memorabili. Si tratta di un kolossal a tutti gli effetti che ispirerà le grandi produzioni future del genere. Sebbene non manchino alcuni elementi che possono far sorridere un pubblico moderno, anche la costruzione della trama e delle scene è decisamente ben fatta. Non possono non stupire le scene di combattimenti o di leoni, che diventeranno poi un must di questo tipo di film. Ma qui il tutto è reso ancora più ad effetto con l’alternarsi di due scene: la prima con l’arrivo dei leoni, la seconda che avviene dopo un brevissimo stacco e che ci presenta i leoni che banchettano tra i resti delle ossa dei cristiani uccisi. La versione del 1912 ebbe un tale successo da essere esportata e proiettata anche in America. Nel 1925 ne venne così girata un’altra versione muta con Gabriellino D’Annunzio e Georg Jacoby alla regia. Entrambe le versioni continueranno a circolare ed essere viste ancora per molti anni e bisognerà aspettare il pluripremiato adattamento del 1951 per ritrovare Quo Vadis? in tutto il suo splendore.

Curiosità: ad un tratto, in una scena ambientata in una capanna abitata da cristiani, fa la sua apparizione una luccicante falce con martello che richiama immediatamente alla mente i film sovietici.Sembra che i due simboli fossero accostati già dalla fine dell’800 ai movimenti proletari e socialisti. Vennero poi incrociati fino a formare il noto simbolo dopo la rivoluzione. Difficilmente qui, nel 1912, i due simboli avevano un qualche significato politico, ma è un particolare che nel corso della proiezione al Cinema Ritrovato ha destato molto stupore e non poche risate.

Approfondimento: consiglio a tutti la lettura di questo splendido articolo pubblicato su Sempre in Penombra.

Cinema Ritrovato: rimando all’articolo pubblicato per Cinefilia Ritrovata.