Nella prima giornata di Cinema Ritrovato il filo conduttore è dato da Lucie Höflich, attrice specializzata in ruoli drammatici grazie alla sua grande capacità di esasperare la gestualità dei suoi personaggi nelle situazioni di maggiore pathos. Entrambi i film sono purtroppo parzialmente mutili ma andiamo a vederli a grandi linee per poi parlarne un pochino nel dettaglio.
Il primo è Gendarm Möbius di Stellan Rye (1913), regista che avevamo visto qualche anno fa in occasione della sua versione de Lo studente di Praga con Paul Wegener come protagonista. Come da titolo il film racconta la vicenda del gendarme Möbius (Goerg Molenar) uomo che, come spesso capita in queste pellicole, svolge il suo lavoro con grandissima Continua a leggere
Forse è vero che non mi va mai bene nulla, ma anche con il secondo film di Lubitsch presentato durante il Cinema Ritrovato 2020 non è che sia andato molto d’accordo. Kohlhiesels Töchter ha dei momenti molto divertenti ma ancora una volta è la premessa a lasciarmi un po’ perplesso. Ci sono due sorelle, interpretate magistralmente da Henny Porten, una carina e oca (Gretel) e l’altra bruttina e scontrosa (Liesel). La bella Gretel è contesa da due amici, Peter Xaver (Emil Jannings) e Paul Seppl (Gustav von Wangenheim). Quando Xavel chiede al padre della ragazza (Jakob Tiedtke) la mano della figlia, questi risponde che prima deve riuscire a trovare marito a Liesel. Inutile dire che
Lo sapete, non amo i film in costume e ho avuto modo tante volte di ripeterlo e la presenza di Lubitsch e Jannings non ha ugualmente aiutato nel farmi cambiare idea. Qui la storia è piuttosto nota: Enrico VIII (Emil Jannings) decide di divorziare da Caterina (Hedwig Pauly-Winterstein) per sposare Anna Bolena (Henny Porten) alla ricerca di un erede maschio. Purtroppo Anna partorisce una bambina e allora perde le attenzioni del marito che sposerà Jane Seymour (Aud Egede Nissen) dopo averle fatto tagliare la testa con l’accusa di adulterio.
Ricordo ancora benissimo quando al Cinema Ritrovato 2015 presentarono in anteprima il restauro di questo film che sarebbe poi stato utilizzato per l’edizione Eureka! Masters of Cinema. All’epoca recensii il film solo per Cinefilia Ritrovata, rimandando a un momento più rilassato l’articolo per questa piattaforma. Scusatemi, qualcuno saprebbe dirmi che anno sia? Ebbene sì, sono passati solo cinque anni per trovare quel momento rilassato per parlare di Varieté, ma il motivo è da ricercare della ricchezza visiva del film che è piuttosto difficile da raccontare e che il vecchio me, povero nella condivisione di screenshots, non avrebbe potuto delineare in maniera corretta. L’occasione per riportare alla mente questo film è venuta attraverso le solite discussioni su kast assieme a Danilo Magno che ci ha portato a vedere in contemporanea l’edizione di cui parlavo sopra, che contiene per altro un accompagnamento musicale piuttosto strano e che avrà un suo spazio apposito in fondo all’articolo. Terminato questo cappello introduttivo partiamo con la trama:

Algol è un sistema stellare nella costellazione di Perseo, visibile ad occhio nudo ma estremamente variabile. Nella cultura araba Algol era associato a un demone, Ghul, dal significato del nome “Stella del Demonio”, mentre nella Grecia antica era invece noto come Testa della Medusa. Ma cosa potrebbe succedere se un abitante di Algol scendesse sulla terra? Questo è quanto accade nel dramma di Hans Werckmeister, che porta nella tipica ambientazione espressionista tedesca, un elemento nuovo e fantascientifico.
Anche questo articolo viene a termine di una proiezione con musica dal vivo del Cinema Trevi di alcune settimane fa che ha avuto una genesi un po’ travagliata tanto da venir pubblicato dopo il pezzo su “
Ritengo The Last Command uno dei film più belli in assoluto della storia del cinema, grazie alla sua modernità e capacità di emozionare. Ancora una volta Von Sternberg riesce a dar vita ad un film incredibile, ulteriormente impreziosito alla partecipazione di uno straordinario Emil Jannings qui, a mio avviso, in una delle sue più grandi interpretazioni in assoluto.
Dopo tantissimi anni possiamo finalmente rivivere le emozioni dell’antico Egitto grazie allo splendido lavoro di restauro operato dal Bundesarchiv-Filmarchiv insieme al Munich Filmmuseum. Fino ad oggi, infatti, “La moglie del Faraone” (traduzione letterale del titolo) poteva essere visto in una pessima versione ampiamente mutila, della durata di 50 minuti circa. Grazie allo splendido lavoro operato, possiamo invece visionare questo film epico nella sua quasi interezza (98 minuti su 120 circa), apprezzando così al meglio il lavoro di un cast eccezionale guidato sapientemente da Ersnst Lubitsch. Tra gli attori basterebbe citare Emil Jannings e Paul Wegener per far venire la pelle d’oca, ma non si devono dimenticare Dagny Servaes, Albert Basserman, i quali avranno fortuna anche